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Carlo Pedemonte e la nostra battaglia

Stamattina mi ha chiamato Carlo, ormai un amico, è distrutto.

Quando ho chiesto consiglio, in molti mi hanno detto di “stare alla larga da questa storia“. C’è “di mezzo la criminalità organizzata” e “sono cose grosse“, “questi fanno paura“. Io non ho paura di “questi”, sono un cittadino onesto e credo ancora nelle Istituzioni, nella loro onestà e nella legalità. Quindi ne parlo.

Carlo Pedemonte è un dirigente informatico della sanità, per la precisione Ospedale Sampierdarena “Villa Scassi” (Genova). L’ho conosciuto tempo fa perchè è, come me, iscritto ad un’associazione di informatici professionisti. Tempo fa mandò un’email a noi colleghi, sparsi un pò in giro per l’Italia, descrivendo una situazione anomala, anche se la parola corretta dovrebbe essere penosa.
Carlo dirige da circa 20 anni l’intera struttura informatica dell’ospedale. Ha sempre lavorato come ogni dipendente pubblico dovrebbe fare: con passione e per il bene delle Istituzioni. In questi anni ha messo in piedi software e procedure informatizzate in grado di rendere autonoma la sua struttura ospedaliera. Cosa abbia creato non ho avuto il piacere di vederlo ma mi è bastato dare uno sguardo alla Lista di attesa del Pronto Soccorso in tempo reale per capire di cosa stiamo parlando. Carlo, con il personale (pubblico!) del suo ufficio (CED/SIA) e utilizzando 65 (sessantacinque) fornitori diversi, ha realizzato tutte le procedure di informatica sanitaria delle quali tutti parlano da quarant’anni. Sono visibili a chiunque in Liguria e i codici sorgenti sono di proprietà pubblica! Tutte le procedure sono integrate fra loro e le ha messe a disposizione gratuitamente della regione e delle altre ASL e aziende ospedaliere. A fronte di ciò è sempre stato ignorato, fino al punto di dover combattere per difendere il suo operato ma soprattutto ciò che è di proprietà delle Istituzioni, di proprietà dei cittadini, cioè nostro!

Oggi Carlo è distrutto. L’ho sentito molto stanco, stanno facendo di tutto per massacrarlo psicologicamente. Vogliono impossessarsi di quanto ha costruito per noi negli ultimi 20 anni. Vogliono toglierlo di mezzo perchè le persone come lui ostacolano i loschi piani di “chi deve mangiare”. Carlo continua a combattere per noi e per il bene pubblico. In questi anni ha dato fondo ai suoi risparmi per potersi difendere legalmente, ha sempre vinto. Carlo dà fastidio perchè non molla. Ora stanno tentando di licenziarlo. Mi ha detto che sono 2 anni che non va in ferie, che non molla mai il posto di lavoro nemmeno per un giorno, ha paura che si prendano tutto. Non certo ha paura di loro.

Carlo sta combattendo una battaglia da solo. Quando si sveglierà questo paese!?
Quando combatteremo fianco a fianco con Carlo? Quando vinceremo questa battaglia?
Quando, vorrei sapere…

Google in tribunale per il video del ragazzo down di Torino

Logo di Google


Inizia oggi a Milano il processo che vede coinvolti quattro dirigenti Google in merito al video pubblicato su Google Video nel 2006 nel quale alcuni ragazzi prendevano in giro un compagno di classe affetto dalla sindrome di Down.
[Via Motoricerca]

L’associazione Vivi Down, che fece partire la denuncia, fonda le sue accuse su un terreno che sicuramente presenta un vuoto normativo: la responsabilità dei contenuti pubblicati su siti di terzi (video su YouTube). Di contro però spero vivamente che non si tenti di sanare tale carenza “all’italiana” bensì che il vuoto venga colmato a livello internazionale, secondo i principi della rete e da chi ha un visione diametralmente opposta a quella del nostro Parlamento.

Obama e Internet

Obama Biden Logo

Internet non è il futuro, come molti in Italia pensano, Internet è il presente.
E’ con questa glaciale affermazione che David Orban, fondatore e Amministratore Delegato di Questar nonchè appassionato di tecnologia e attento osservatore degli scenari tecnologici internazionali, inizia il suo eccellente discorso alla Camera dei deputati; nella Sala delle Colonne in una conversazione aperta al pubblico insieme a Marco Montemagno, Antonio Palmieri, Paolo Gentiloni, Enrico Menduni, Antonio Sofi e altri.

Il mondo della politica, visti i risultati ottenuti dal neo presidente Barack Obama, sta drizzando le antenne verso Internet e le sue tecnologie. Sono sempre più numerosi i politici che si avvicinano ai Social Network, che aprono Blog e siti nel tentativo di “raccogliere” voti anche attraverso la rete. Il punto è proprio questo: si pensa sempre e solo ai voti, i cittadini sono numeri e non persone con le quali scambiare “due chiacchiere”.

In Italia si ragiona ancora in maniera obsoleta, infatti si pensa che il nuovo modello Obama sia la bacchetta magica con cui catturare nuovi voti. Indubbiamente la strategia di Obama ha portato questi risultati ma è fondamentale non trascurare, e questo nel nostro paese avviene sistematicamente, tutto ciò che c’è prima di mettere in campo tali strategie.
Valori come la trasparenza e non la “privacy” (una parola che oggi piace molto, spesso utilizzata a sproposito e messa in campo quando fa comodo), come l’onestà incondizionata e non una facciata onesta e tanti scheletri negli armadi, come la condivisione delle idee e non la chiusura mentale verso nuovi orizzonti. Questi e altri sono i valori che Obama ha messo in campo, a disposizione dello staff che ha curato nei minimi dettagli la più importante campagna elettorale dei nostri tempi.
Questi valori però, e qui torniamo al fulcro del discorso, sono gli stessi su cui la rete Internet basa le sue fondamenta. Sono i requisiti minimi per poter stare in rete. Prima di poter aumentare la propria visibilità bisogna essere disposti ad accettare critiche, rispondere a domande scomode e anche subire pensieri a volte offensivi.

Su queste basi quindi, su questi principi, Obama e il suo staff hanno lavorato verso l’obiettivo comune della vittoria, raggiungendolo e scuotendo il resto del mondo. Obama iniziò la sua campagna dalla Silicon Valley e ricordo un’intervista con Eric Schmidt (AD di Google) in cui rispose ad ogni domanda, anche a quelle di difficile comprensione per i non addetti ai lavori. Lo stesso è avvenuto online su siti e blog durante tutta la durata della campagna elettorale (ovviamente non rispondeva di persona ma il canale della comunicazione non veniva mai interrotto). Internamente al suo sito è nato un Social network (My Barack Obama) dove ogni elettore, previa registrazione, veniva coinvolto in prima persona attraverso compiti quotidiani da svolgere come e quando preferivi, nel tempo libero o 24 ore su 24. Selezionato lo stato in cui si preferiva operare ti venivano assegnati i numeri di telefono da chiamare, zona per zona, per partecipare attivamente alla campagna stessa. Per coordinare tutte le attività di social networking dell’intera campagna Obama ha scelto Chris Hughes, co-fondatore di Facebook, il quale ha compiuto 25 anni lo scorso Novembre.
Questi sono solo alcuni dei tanti strumenti che Obama ha messo a disposizione dei suoi elettori. Gli strumenti esistevano tutti in rete, Obama non ha inventato niente di nuovo. Ha costruito, insieme ai suoi elettori e fans, un’arma che si è dimostrata potente e vincente. I milioni di utenti della rete, mentre in Italia vengono visti come un ostacolo o qualcosa di non definito che appartiene ad un mondo virtuale, Obama ha saputo trasformarli in pedine del proprio esercito.

Concludo ribadendo che tutto ciò sarebbe stato vano se ogni mossa non fosse stata costruita sulle solide basi dei principi fondamentali della rete. Per questo motivo credo che la classe politica italiana, prima di chiedersi come poter sfruttare Internet, è bene che si chieda se Internet è disposta ad accettarli.

“We Have a Lot of Work to Do”