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Anonimato protetto, Privacy e la Direttiva europea CE 2006/24

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La settimana scorsa l’On. Motti è intervenuto su Reggio nel Web parlando del Caso Google (condanna dei tre dirigenti Google Italia vs Vividown) e dichiarando: “No alla censura, sì all’anonimato protetto“. Oggi ho risposto dicendo la mia opinione riguardo la Direttiva europea CE 2006/24 e l’anonimato protetto.

Google contro la Cina

Larry Page e Sergey Brin, fondatori di Google

Alle 3 del pomeriggio di ieri (orario della California, mezzanotte in Italia) Google ha inviato in rete uno dei post più clamorosi degli ultimi tempi: “A new approach to China“. L’azienda comunica che è stata vittima di un sofisticato e mirato attacco informatico, avvenuto a metà Dicembre, proveniente dalla Cina.
Google evidenzia tre punti fondamentali (guarda il rapporto completo). Primo, l’attacco non era mirato alla sola azienda di Mountain View bensì sono state coinvolte almeno altre venti aziende di diversi settori: internet, finanza, tecnologia, media e chimica. Secondo, lo scopo primario era quello di accedere agli account Gmail di alcuni attivisti cinesi per la difesa dei diritti umani. Terzo, altri account di utenti Gmail – US, Europa e Cina – sono stati violati da terze parti attraverso sistemi di intrusione quali “phishing scams or malware” residenti sui computer degli utenti stessi.

Google non accusa direttamente il Governo cinese di tutto ciò ma lo lascia apertamente intendere. Infatti nel suo comunicato minaccia di togliere tutti i sistemi di censura previsti dalla politica di cooperazione con le autorità della Repubblica Popolare. Dopo poche ore, senza preavviso, la Cina è senza filtri. Ora i cinesi hanno accesso ad argomenti scottanti: da “Tien an men” al “Dalai Lama“.

L’azienda americana ha già precisato che conosce bene il prezzo che potrà pagare per questa sua manovra: dover abbandonare il mercato cinese (secondo uno studio di JP Morgan i ricavi di Google in Cina si collocherebbero attorno ai 600 milioni). Di contro Google considera importante il danno d’immagine subito dalle manovre di censura imposte dal regime. E’ indubbiamente un momento molto importante della storia di internet che, come ben sappiamo, è fortemente segnata dalle scelte di Google.

I commenti in rete si moltiplicano minuto dopo minuto. I punti di vista e le sensazioni sono tante, da chi pensa ad “una manovra calcolata” a chi invece vede “un’azione commerciale geniale“.
Io invece sono un sognatore. Mi piace pensare semplicemente a due ragazzi idealisti e di sani principi che, dall’alto della loro posizione, hanno deciso di dire basta a ciò che tutti dovremmo combattere con energia: la censura in rete. Mi piace sognare che Larry Page e Sergey Brin, i fondatori di Google, abbiano talmente tanti soldi che, anche se oggi stanno perdendo la battaglia in borsa (Google ha perso qualche punto percentuale), domani vinceranno la guerra per la libertà della rete Internet.

Maroni vuole censurare Internet per contrastare il terrorismo

Roberto Maroni

Ha capito tutto!
Il Ministro dell’Interno ha ribadito la necessità di esercitare un controllo maggiore sulla Rete.
Non ci mollano.
Non la conoscono, la rete. La screditano e basta, non sanno di cosa parlano. Prima che il sangue mi giunga alla testa con eccessiva pressione, pubblico lo splendido commento di ruppolo scritto su Punto Informatico.

Impedire l’ideologia terrorista?

Ma Maroni, che hai dentro la crapa? Ma ti pare che si possano combattere le ideologie con le armi convenzionali? Hai dimenticato che Internet è uno strumento militare progettato per resistere ad attacchi nucleari? E tu pensi di fare cosa? Di lottare come? Con la censura?
POVERO ILLUSO!!!! Avresti più fortuna censurando la Luna!

Non esiste la censura su Internet, mettitelo in testa! L’unico risultato che ottieni è rompere i coglioni alla gente onesta e far rimanere il paese arretrato rispetto al resto del mondo. Altro non ottieni.
Tralasciando che il web non è certamente l’unico modo per diffondere ideologie (ci sono le darknet, i newsgroup e qualsiasi altra comunicazione cifrata, anche semplici email), se anche un gruppo terroristico fosse tanto sfacciato da mettere su un sito web convenzionale, lo metterebbe dove né tu né i tuoi compagni (si fa per dire) gli potrete mai fare un baffo, se non inviando truppe militari in paese estero: vuoi scatenare guerre? Poi guarda quello che è successo con Napster prima e Pirate Bay dopo… ne chiudi uno e non fai tempo a togliere la chiave dal lucchetto che se ne sono aperti decine, centinaia, migliaia dietro di te, dislocati in ogni angolo del mondo.
No, mio caro Maroni, l’era della censura è tramontata. Ora i problemi si AFFRONTANO ALLA RADICE: chi fa terrorismo invece di picnic sui prati è perché ha subito TORTI A PROFUSIONE. Allora si deve iniziare a NON ROMPERE I COGLIONI in giro per il mondo sfruttando la povera gente. Da li si deve iniziare, per combattere le ideologie. Fai star bene la gente, dagli da mangiare e un tetto sulla testa, falli divertire, e vedrai che del terrorismo resterà solo un parola nel dizionario.

Internet Manifesto

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In questi giorni sale l’attenzione verso l’Internet Manifesto scritto da alcuni blogger tedeschi su come dovrebbe essere il giornalismo oggi, nell’epoca di Internet. L’epoca in cui, come sottolinea il manifesto stesso con un bel gioco di parole, “Internet è la nostra società è Internet“.

E’ stato tradotto in molte lingue, compresa l’italiano, e si appresta a diventare oggetto di scambio di opinioni in tutto il mondo. Tutto è opinabile ma il Manifesto si presenta estremamente accurato e concreto.
Si compone di ben 17 punti:

  1. Internet è diverso
  2. Internet è un impero mediatico tascabile
  3. Internet è la nostra società è Internet
  4. La libertà di internet è inviolabile
  5. Internet è la vittoria dell’informazione
  6. Internet migliora il giornalismo
  7. La Rete richiede networking
  8. I link riportano, le citazioni decorano
  9. Internet è il nuovo luogo del dibattito politico
  10. Oggi libertà di stampa significa libertà di opinione
  11. Più e più – non c’è mai troppa informazione
  12. La tradizione non è un modello di business
  13. Il diritto d’autore diviene un dovere civico in Rete
  14. Internet ha molte monete
  15. Ciò che è in Internet resta in Internet
  16. La qualità rimane la qualità più importante
  17. Tutto per tutto

Mi sono piaciuti i “toni” utilizzati, del resto come far passare un concetto quale “I media devono adattare il proprio modo di lavorare all’attuale contesto tecnologico anziché ignorarlo o contestarlo” ad alcuni giornalisti che ignorano (o criminalizzano) internet.

Il manifesto rafforza alcuni concetti importanti su cui si discute da anni, come “La libertà di Internet è inviolabile. Su questo in Italia dobbiamo fare ancora molta strada, questa libertà infatti è spesso oggetto di tentativi di imbrigliatura.

Ciò che ho trovato maggiormente interessante però è il modo in cui vengono affrontati alcuni aspetti del giornalismo puro. Un concetto semplice ma che spesso fatico a far passare, ad esempio, è che Internet migliora il giornalismo.

Attraverso Internet il giornalismo può svolgere appieno il proprio ruolo socio-educativo in modo nuovo. Ciò ricomprende la diffusione delle informazioni come un processo continuo in movimento permanente; la fine dell’inalterabilità dei giornali rappresenta un vantaggio. Coloro che vogliono sopravvivere in questo nuovo mondo dell’informazione hanno bisogno di un nuovo idealismo, di nuove idee giornalistiche e di amare l’esplorazione di questo nuovo potenziale.”

Un’altro aspetto a cui spesso non viene dato peso è che la verità in rete viene sempre a galla. Per molte persone quest’affermazione ancora non è credibile. Per chi invece conosce la rete e le sue dinamiche lo è eccome. E’ chiaro che bisogna avere ben presente il funzionamento di certi siti di riferimento (Wikipedia piuttosto che YouTube, Google e altri motori di ricerca, ecc.), la capacità della blogosfere e tutti quei processi che contribuiscono a mettere in luce eventuali “fake”. A tal proposito l’ultimo punto è spettacolare:

Il web costituisce un’infrastruttura per la condivisione sociale superiore ai mass media del 20° secolo: in caso di dubbio, la “generazione wikipedia” è capace di accertare la credibilità di una fonte, di risalire da un’informazione alla sua fonte originaria, ricercarla, verificarla e di migliorarla che si tratti di un individuo o di un gruppo. I giornalisti che snobbano questo approccio e mostrano disprezzo per queste competenze non sono presi sul serio dagli utenti della Rete. E giustamente. Internet permette di comunicare direttamente con delle persone – lettori, ascoltatori e spettatori – e di avvantaggiarsi della loro conoscenza. Non abbiamo bisogno di giornalisti che sanno già tutto ma di giornalisti che investigano e comunicano.