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Onorevole Carlucci ascolti “le voci del Piave” invece di imporre!

E’ di un’arroganza infinita la risposta dell’onorevole Carlucci alle barricate che si sono alzate in rete in questi giorni sul suo disegno di legge. L’onorevole continua a mantenere la sua linea imponendo la sua visione dei fatti e, per sostenere tale linea, riporta anche il falso parlando di una “denominazione del file” che citerebbe parole quali pedo_relazione e pedo_proposta. Nel file che ho scaritcato (proposta-di-legge.doc) non ho trovato parole simili da nessuna parte.

Questo è l’atteggiamento che buona parte della classe politica italiana, senza alcuna distinzione tra le diverse ideologie, continua ad avere nei confronti dei cittadini italiani, in particolar modo verso la rete Internet. Ed è questo il motivo principale per cui Internet risulta loro come il Piave per l’esercito austro-ungarico: una linea ferma, invalicabile e vittoriosa.

Frasi del tipo “in ogni caso io vado avanti per la mia strada, sicura e conscia della bontà e la necessità della mia iniziativa” non trovano spazio in rete, non sono accettabili. Forse lo sono in questa “pseudo Democrazia” in cui ci ritroviamo ma non in quel web 2.0 che cita perchè questo poggia le sue solide basi sulla condivisione, sulla trasparenza e sul sapersi mettere in gioco. “Al di là del Piave” non c’è un popolo ignorante e non considerare le loro idee, proposte, critiche e osservazioni porta all’inevitabile “guerra” per difendere il proprio territorio.
Quanto alla bontà dell’iniziativa abbiamo già detto tanto, è inutile approfondire.

Nello sdegno assoluto verso tali parole e atteggiamenti c’è un concetto che mi rende ottimista. L’onorevole continua a considerare il popolo della rete un’entità a se stante. Quando si renderanno conto che quel popolo esiste anche nella realtà, che è composto da uomini e donne in carne ed ossa e che vive e lotta per un’Italia migliore, allora forse sarà tardi per poter mettere a tacere le note della nuova Canzone del Piave.

DDL Carlucci: Nessun ritegno!

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In questo periodo si sprecano i tentativi di imbrigliare la rete Internet ma un livello così basso non era mai stato raggiunto da nessuno fino ad oggi.
Andiamo con ordine.

L’11 Febbraio l’on. Carlucci presenta un DDL: “Disposizioni per assicurare la tutela della legalità nella rete internet e delega al Governo per l’istituzione di un apposito comitato presso l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni“. Dure le reazioni in rete a partire da Punto Informatico che ne analizza accuratamente ogni dettaglio. Ovviamente l’idea non solo non piace e danneggia le aziende italiane ma risulta inattuabile perchè in evidente contrasto con il D.Lgs. 70/2003, attuazione della Direttiva UE 31/2000.

Nei giorni successivi, in rete, si alza una vera e propria bufera di articoli e commenti. Il buon Legislatore, messo di fronte all’inattuabilità della legge, al contrasto con le direttive europee e a tutte le problematiche annesse e connesse sollevate dai maggiori esperti della rete, quanto meno avrebbe dovuto ritirare il disegno studiando a fondo l’argomento, prima di riproporsi.
L’animo “nobile” dell’on. Carlucci invece non può tacere di fronte ad un argomento così delicato come la pedofilia. E quindi arriva la replica, prima con una risposta sul suo blog e poi tramite una lettera inviata al sito WebNews. L’onorevole fa leva sull’argomento pedofilia riportando diversi accaduti in Italia, “sgrida” il Sig. Sozzi (non so chi sia) per il suo commento non idoneo e chiude alla grande, rivolgendosi al direttore di WebNews, in questo modo:

Concorderà, infatti, con me che anche i “cittadini della rete”, come lei si definisce, abbiano gli stessi diritti ma anche gli stessi doveri dei “cittadini non della rete”, o meglio dei “normali” cittadini della Repubblica Italiana. Nella certezza che converrà con questo principio di diritto unanimemente riconosciuto come basilare ed intangibile per una società in cui via sia il predominio della legalità e non quello della legge della giungla in cui ognuno pensi di poter fare qualunque cosa, sicuro di non incorrere in alcuna sanzione, colgo l’occasione per salutarla cordialmente.

In questo finale appare evidente l’idea che l’onorevole ha di noi “cittadini della rete”: persone da “normalizzare” rispetto a quelli della Repubblica italiana (come se già non fossimo soggetti agli stessi doveri). Come se nella giungla Internet regnasse il caos e nella Repubblica italiana invece no. Come se non sapessimo, noi poveri cittadini, che è il suo “capo” il primo a violare i sani principi della legalità e dell’uguaglianza della Repubblica italiana.

E così, con queste parole forti imperniate su qualcosa di così abominevole come la pedofilia, l’on. Carlucci crede di mettere a tacere tutti i “cittadini della rete”. Purtroppo per lei però avviene proprio il contrario. Sul sito dell’esperto Guido Scorza, nonchè Presidente dell’Istituto per le politiche dell’innovazione, salta fuori il nome del “suggeritore” di tale DDL: Davide Rossi, Presidente di UNIVIDEO. Aveva quindi ragione chi disse che si trattava di antipirateria.

Ora mi rivolgo a lei on. Carlucci.
E’ in questo modo subdolo che credete di far passare le “vostre” leggi?
Trattandoci come emeriti ignoranti nel tentativo che certe leggi passino nel silenzio?

Che vi siano i vostri interessi davanti a quelli dei cittadini appare chiaro ormai a tutti. Però, nel tentativo di far passare iniziative anti-pirateria che nascondono gli interessi di pochi (ben noti), abbiate almeno il buon senso di non fare leva su argomenti così delicati come la lotta alla pedofilia. Approfittare della sensibilità della gente su argomenti quali la tutela dei bambini per tutelare i propri interessi è da vigliacchi.

Internet è anche uno strumento di lavoro!

La battaglia per l’imbrigliamento della rete Internet continua senza pietà. Sono diversi gli attacchi che si susseguono ormai quotidianamente. Il senatore Gianpiero D’Alia introduce nel disegno di legge 733 l’articolo 50-bis: “Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet“. Dall’intervista di Alessandro Gilioli (L’Espresso) si evince chiaramente quanto sia scarsa la conoscenza del senatore di Internet e i suoi strumenti. Poi è la volta dell’onorevole Roberto Cassinelli che tenta di “correggere le storture dell’articolo 50-bis“. Arriva il grande giorno anche per l’onorevole Gabriella Carlucci con un progetto di legge, il 2195, che intende “assicurare la tutela della legalità nella rete Internet” vietando di fatto la possibilità di esprimersi in maniera anonima. Oggi, un nuovo giorno, leggo su Punto Informatico che l’assurda proposta sul Diritto d’autore è di Luca Barbareschi.

Ognuno dice la sua, sembra la moda del momento: “Sai… in rete si acquisice subito popolarità, sei sulla bocca di tutti”.
Ma la vogliamo smettere ?!

Il solo fatto di considerare Internet (e legiferare su essa) come se fosse esclusivamente un mezzo di informazione dimostra già un livello di ignoranza talmente elevato da lasciare senza parole. In questo paese si ignora sempre e costantemente che Internet è anche uno strumento di lavoro, un’opportunità di business, un nuovo mercato per molte aziende. Come può il sentatore D’Alia pensare anche solo per un istante di oscurare l’intero Facebook perchè presenta un gruppo di “appassionati” a Totò Riina. Si chiederà a Facebook di intervenire, si faranno pressioni sugli Stati Uniti (paese in cui Facebook è stato fondato) ma mai, e dico mai, lo si dovrebbe oscurare perchè sono tante le aziende che hanno una pagina su Facebook.
I Social network, così come altri servizi della rete Internet, oggi sono uno strumento fondamentale per il Marketing delle aziende, stanno diventando un nuovo modo di comunicare e fidelizzare il cliente. Aziende del calibro di Dell hanno dichiarato entrate fino ad 1 milione di dollari provenienti dalle azioni di marketing e pubblicità effettuate su Twitter (piattaforma di micro-blogging).
Tra WordPress e Blogger, entrambe piattaforme di blog, trovano posto migliaia di blog aziendalitenuti da uno o più dipendenti di una azienda: una voce più informale rispetto al sito internet. I blogger sono tenuti a rispettare un codice aziendale, ma i blog aziendali sono spesso visitati per la semplicità e l’immediatezza delle informazioni che vi si trovano” (da Wikipedia). Su un blog aziendale anche un semplice commento anonimo che segnala un problema su un prodotto (o un servizio) può essere importante per un’azienda perchè non conta chi lo scrive bensì il contenuto. A volte potrebbero essere i dipendenti stessi a segnalarlo, ovviamente in pieno anonimato!

In un contesto italiano in cui è già difficile trasmettere l’importanza di certi strumenti alle aziende, in un tessuto imprenditoriale che, ingiustificato, fatica a trovare il tempo da dedicare ad Internet, il solo pensiero di poter essere oscurati perchè altri hanno commesso un reato sulla stessa piattaforma del proprio blog aziendale non può che allontanare gli imprenditori dalla rete. Internet per le aziende rappresenta una speranza, soprattutto in questo periodo di crisi. Rappresenta l’opportunità di aprirsi a nuovi mercati grazie all’utilizzo di strumenti innovativi che permettono di relazionarsi con il cliente in modi diversi, il tutto abbattendo i costi.

Tutto ciò sembra non contare nulla.
In un periodo di crisi profonda come quello che stiamo attraversando le aziende sono costrette a lottare contro la crisi economica con il bastone “Stato” tra le ruote.
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