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Gruppi di acquisto e Social media, compratevi una Citroen!

Ognuno considera i Social media a suo modo, c’è chi considera Facebook un luogo in cui si rischia di autoalimentare l’odio che alligna in alcune frange e c’è chi invece sfrutta il mezzo di comunicazione per creare business. Un mezzo di comunicazione è un mezzo. Chi lo utilizza è lo specchio dell’umanità: noi.

Facebook ha un bacino di utenza enorme, in Italia si contano ormai 15 milioni di utenti. Fare business con Facebook è un’opportunità da non perdere, per molti.

Ma come fare? Cosa inventarsi?

Car Together Now” è la nuova iniziativa Citroen, iniziata il primo marzo e che durerà fino al 31 marzo 2010. Vi basterà diventare fan della pagina ufficiale di Citroën Italia su Facebook, dove potrete creare un gruppo d’acquisto, per portarvi a casa una Citroën C3 PLURIEL 1.4 ELEGANCE NERO OSSIDIANA, al prezzo speciale per la community per ogni mezzo di 10.950 euro (con rottamazione Citroën, con veicolo immatricolato entro il 31/12/2000) anziché 17.255 euro (senza rottamazione il prezzo sarà di 11.950 euro).
[Via Hai sentito]

Eccone una di idee vincenti!
Complimenti a Citroen che ha raccolto in soli tre giorni le adesioni necessarie per lo sconto. Sulla pagina è infatti apparsa la segnalazione:

Stefano Montanari, sulla vicenda microscopio, è in malafede!

Manifestazione Beppe Grillo - Reggio Emilia Giugno 2006

Fu quell’articolo così angosciante che mi mise la pulce nell’orecchio.  Quel far leva sulla morte di un bambino proprio non mi andò giù. Dopo qualche approfondimento con l’Avv. Marina Bortolani, presidente dell’Associazione Carlo Bortolani Onlus (per cui ho realizzato il sito), arrivai a capire che era a rischio la buona fede del Dott. Stefano Montanari sulla vicenda del microscopio donato all’Università di Urbino.

Se penso a quella Domenica di Giugno di 3 anni fa quando partecipai entusiasta al concerto-manifestazione per la raccolta fondi, proprio per il microscopio in questione, mi sale la tristezza. All’epoca sembrava tutto alla luce del sole: Beppe Grillo dal palco presentò Stefano Montanari, insieme alla moglie Antonietta Gatti, come coloro a cui era stata tolta la possibilità di studiare ed analizzare le nanoparticelle. I soldi dei biglietti vennero donati per riacquistare un microscopio e permettere ai due Dottori di continuare la ricerca contro il cancro provocato da nanoparticelle. Biagio Antonacci, Gino Paoli e lo stesso Beppe, insieme a tanti altri, ci fecero trascorrere una bella giornata tra musica e risate. Si respirava un’aria fresca di primavera. Fu una giornata limpida, un cielo splendido.

Oggi le cose stanno diversamente e sale il puzzo di una vicenda in cui la stessa raccolta fondi è partita sulla base di quello che potremmo definire “un equivoco” o più crudamente “una manipolazione” del dottor Montanari ai danni di Beppe Grillo.
Sarebbero tante le cose da dire ma nulla meglio del capolavoro di giornalismo di inchiesta di Valeria Rossi può descrivere i fatti, quelli che poi, alla fine di ogni vicenda, contano più di tutto. Vi lascio alle parole di Valeria sulla vicenda “Stefano Montanari e il microscopio elettronico“.

Prima di chiudere però sento il dover ribadire e argomentare un concetto: la rete è molto potente.
Non bastano i tentativi “disperati” di qualcuno di eliminare link e commenti, inibire il login per bloccare la possibilità di commentare, “minacciare” la chiusura del proprio blog per poi riaprirlo. Tutto ciò non basta. La verità in rete viene a galla rapidamente, senza dover attendere l’esito di eventuali processi, la validità delle prove portate da un magistrato o le parole di un testimone. A volte basta una brava giornalista capace di usare gli strumenti che la rete mette a disposizione di chiunque.

Brava Valeria!


Carlo Pedemonte e DATASIEL, una storia incredibile

Con la presente esprimo la mia solidarietà al collega Carlo Pedemonte e ne pubblico volentieri l’accorato appello che in questi giorni sta girando in rete:

Ricevo oggi una email da un collega di Genova che conosco personalmente e del quale ho la massima stima che giro a tutti. Premesso che la magistratura sta facendo il suo corso e senza entrare nel merito di singole accuse che gli organi giudiziari, corte di conti ecc. stanno già vagliando, porto alla conoscenza di tutti una vicenda con risvolti che lascio al giudizio di tutti.
In rete troverete numerosi documenti di riscontro delle singole accuse.

Ecco l’email:

ciao a tutti,
non so da che parte cominciare, quindi vengo al punto:

  • da molti anni, diciamo venti, sono dirigente informatico della sanità;
  • con il personale (pubblico) del mio ufficio (CED/SIA) e utilizzando 65 (sessantacinque) fornitori diversi, ho realizzato TUTTE le procedure di informatica sanitaria delle quali TUTTI parlano da quarant’anni… sono visibili a chiunque… in liguria lo sanno TUTTI… I CODICI SORGENTE SONO DI PROPRIETA’ PUBBLICA !!! … tutte le procedure sono integrate fra loro IN MODO NATIVO… le ho messe a disposizione GRATUITAMENTE della regione e delle altre ASL e aziende ospedaliere… a fronte di ciò sono SEMPRE stato ignorato…
  • nel corso di TUTTA la mia vita professionale TUTTI hanno fatto TUTTO ciò che potevano per IMPEDIRE AD OGNI COSTO CHE MI FOSSE PAGATO LO STIPENDIO MINIMO PREVISTO DAL CONTRATTO… ho vinto tre ricorsi (su tre), con condanna della controparte alle spese legali… solo in tal modo ho ottenuto lo stipendio minimo previsto dal contratto…
  • nel 2006 la regione liguria ha promulgato la legge 42 che IMPONE DI AFFIDARE TUTTE LE FORNITURE INFORMATICHE A DATASIEL… tale legge viola apertamente, palesemente e sfacciatamente le leggi dello stato e della comunità europea
  • esiste un fenomeno che a me personalmente appare come “criminalità organizzata” che ha sottratto e sta sottraendo OLTRE UN MILIARDO DI EURO alla cosa pubblica, simulando la realizzazione di fantascientifici progetti informatici… IN REALTA’ NON VIENE REALIZZATO NULLA DI NULLA (LETTERALMENTE !!! LO SANNO E LO VEDONO TUTTI !!!)…   non vi chiedo di credermi… guardate questo link… è SOLO L’ULTIMA DELIBERA DEL GENERE E STANZIA DUECENTOTRENTASETTE MILIONI DI EURO PER DATASIEL…
  • negli ultimi TRE ANNI ho presentato esposti a tutte le competenti autorità… non è ancora accaduto nulla…  ho subito una denuncia anonima, datasiel mi ha querelato per diffamazione, il PM ha chiesto l’archiviazione,  datasiel ha fatto opposizione, si è svolta l’udienza davanti al GIP che ha archiviato definitivamente…
  • si sono schierati CONTRO DI ME tutti i politici di TUTTI I PARTITI, tutti i sindacalisti di tutti i sindacati confederali ed assimilati, tutti i dirigenti della regione, tutti i dirigenti della sanità, la commissione europea e persino confindustria… tutto quel che dico è documentato innumerevoli volte…

Adesso, mentre la mia ASL (la 3 genovese)  FINGE CHE IL MIO SISTEMA INFORMATICO NON ESISTA E AVVIA LE PROCEDURE PER ACQUISTARE TUTTO EX NOVO, IO VENGO SOTTOPOSTO A PROCEDIMENTO DISCIPLINARE, DICHIARATAMENTE FINALIZZATO AL MIO LICENZIAMENTO…

Ho presentato 37 (trentasette) verbali alla Guardia di Finanza, oltre a molti esposti e querele… non accade nulla… l’autorità giudiziaria non interviene… ho speso tutti i miei risparmi in questa battaglia… sto letteralmente morendo di sfinimento… non ho più nemmeno la forza di rantolare.
Se qualcuno ritiene di poter e voler fare qualcosa….
grazie
Carlo Pedemonte

Internet è anche uno strumento di lavoro!

La battaglia per l’imbrigliamento della rete Internet continua senza pietà. Sono diversi gli attacchi che si susseguono ormai quotidianamente. Il senatore Gianpiero D’Alia introduce nel disegno di legge 733 l’articolo 50-bis: “Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet“. Dall’intervista di Alessandro Gilioli (L’Espresso) si evince chiaramente quanto sia scarsa la conoscenza del senatore di Internet e i suoi strumenti. Poi è la volta dell’onorevole Roberto Cassinelli che tenta di “correggere le storture dell’articolo 50-bis“. Arriva il grande giorno anche per l’onorevole Gabriella Carlucci con un progetto di legge, il 2195, che intende “assicurare la tutela della legalità nella rete Internet” vietando di fatto la possibilità di esprimersi in maniera anonima. Oggi, un nuovo giorno, leggo su Punto Informatico che l’assurda proposta sul Diritto d’autore è di Luca Barbareschi.

Ognuno dice la sua, sembra la moda del momento: “Sai… in rete si acquisice subito popolarità, sei sulla bocca di tutti”.
Ma la vogliamo smettere ?!

Il solo fatto di considerare Internet (e legiferare su essa) come se fosse esclusivamente un mezzo di informazione dimostra già un livello di ignoranza talmente elevato da lasciare senza parole. In questo paese si ignora sempre e costantemente che Internet è anche uno strumento di lavoro, un’opportunità di business, un nuovo mercato per molte aziende. Come può il sentatore D’Alia pensare anche solo per un istante di oscurare l’intero Facebook perchè presenta un gruppo di “appassionati” a Totò Riina. Si chiederà a Facebook di intervenire, si faranno pressioni sugli Stati Uniti (paese in cui Facebook è stato fondato) ma mai, e dico mai, lo si dovrebbe oscurare perchè sono tante le aziende che hanno una pagina su Facebook.
I Social network, così come altri servizi della rete Internet, oggi sono uno strumento fondamentale per il Marketing delle aziende, stanno diventando un nuovo modo di comunicare e fidelizzare il cliente. Aziende del calibro di Dell hanno dichiarato entrate fino ad 1 milione di dollari provenienti dalle azioni di marketing e pubblicità effettuate su Twitter (piattaforma di micro-blogging).
Tra WordPress e Blogger, entrambe piattaforme di blog, trovano posto migliaia di blog aziendalitenuti da uno o più dipendenti di una azienda: una voce più informale rispetto al sito internet. I blogger sono tenuti a rispettare un codice aziendale, ma i blog aziendali sono spesso visitati per la semplicità e l’immediatezza delle informazioni che vi si trovano” (da Wikipedia). Su un blog aziendale anche un semplice commento anonimo che segnala un problema su un prodotto (o un servizio) può essere importante per un’azienda perchè non conta chi lo scrive bensì il contenuto. A volte potrebbero essere i dipendenti stessi a segnalarlo, ovviamente in pieno anonimato!

In un contesto italiano in cui è già difficile trasmettere l’importanza di certi strumenti alle aziende, in un tessuto imprenditoriale che, ingiustificato, fatica a trovare il tempo da dedicare ad Internet, il solo pensiero di poter essere oscurati perchè altri hanno commesso un reato sulla stessa piattaforma del proprio blog aziendale non può che allontanare gli imprenditori dalla rete. Internet per le aziende rappresenta una speranza, soprattutto in questo periodo di crisi. Rappresenta l’opportunità di aprirsi a nuovi mercati grazie all’utilizzo di strumenti innovativi che permettono di relazionarsi con il cliente in modi diversi, il tutto abbattendo i costi.

Tutto ciò sembra non contare nulla.
In un periodo di crisi profonda come quello che stiamo attraversando le aziende sono costrette a lottare contro la crisi economica con il bastone “Stato” tra le ruote.
Twitter for Marketing and PR

Slide - Twitter for Marketing and PR

Ecommerce, leggero calo delle vendite! Altro che recessione…

E-commerce logo - Carrello Ecommerce

In questo periodo di crisi, recessione, inflazione e via dicendo, l’e-commerce (il commercio online sul Web) registra solo un leggero calo delle vendite. “Qui la “crisi” significa ridurre le previsioni annuali magari dal 18 al 12% (com’è accaduto negli Stati Uniti), o dal 30 al 28% (è il caso del Regno Unito). E ridimensionare le proporzioni di una doppia cifra, si sa, è comunque meglio che piazzare davanti ai propri risultati un segno meno. […]
Secondo le stime del Rapporto 2008 dell’Osservatorio sull’eCommerce B2c in Italia, realizzato dal Politecnico di Milano, nell’anno in corso le aziende italiane realizzeranno vendite per un totale di 6 miliardi di Euro, con una crescita del 20% rispetto al risultato dell’anno precedente.”
E’ quanto riportato nell’interessantissimo articolo “Ecommerce italiano, universo a due velocità” (Punto Informatico). In Italia, nonostate si registri una crescita del 20%, i ritmi e i numeri sono molto diversi rispetto agli altri paesi occidentali. Contro i nostri 6 miliardi negli Stati Uniti il fatturato del comparto sarà nel 2008 di 270 miliardi di dollari mentre nell’intera Unione Europea si registreranno vendite per complessivi 170 miliardi di Euro.

Leggendo questi dati mi sono ritrovato inevitabilmente a fare alcune considerazioni sulla nostra realtà locale reggiana. La rete offre nuove opportunità, di lavoro e di business, è un dato di fatto. Chi riesce a vederle e sa coglierle non rimane deluso!
Spesso mi capita di confrontarmi con imprenditori “nostrani” e ogni volta l’impressione sulla loro visione del mondo e-commerce mi lascia sbalordito. Oggi chi crede di poter realizzare il proprio sito di ecommerce con due o tremila euro è tagliato fuori dal mercato, non ha speranze. Quando faccio notare che con quei soldi non si va da nessuna parte la risposta è sempre: “gli informatici fanno un bel mestiere, guadagnano bene e lavorano poco!” Sorrido sempre e, prima di alzare i tacchi, rispondo sempre che al Jaguar non si può rinunciare mentre ad un’opportunità di e-commerce che potrebbe risollevare il crudele destino a cui l’azienda va incontro si. All’ignoranza non c’è mai fine.

C’è poi chi, di fronte all’idea di vendere i suoi prodotti online, risponde: è impossibile, non li comprerebbe nessuno!
Nell’era della bolla Internet (2000) si diceva che il settore moda sarebbe stato l’ultimo a fare il suo ingresso nel mondo dell’e-commerce se mai questo fosse accaduto. Dicevano che nessuno avrebbe mai comprato un vestito online perchè “va toccato il tessuto, va visto da vicino…“. Eppure le cose sono cambiate: “Un discorso a parte merita il comparto della moda, soprattutto di fascia alta (c.d. “fashion”). Qui la spinta è più forte che in tutti gli altri settori legati ai prodotti fisici, grazie soprattutto alla presenza in Italia di una delle più importanti realtà del mondo, Yoox. Il marchio bolognese sta realizzando risultati molto brillanti – sia sul mercato domestico che soprattutto all’estero – e sta “trainando” con la propria crescita quella di tutto il settore. Oltre alla rivendita sul proprio sito dei capi di abbigliamento “Made in Italy”, infatti, Yoox ha anche predisposto un servizio di supporto strategico ed operativo (Yoox Services) ai marchi tradizionali che intendono realizzare negozi online propri. Come è accaduto, ad esempio, per Armani Jeans e Diesel.”

E’ un sito che sta riportando in alto il marchio del “Made in Italy”. Di certo Federico Marchetti, fondatore e presidente di Yoox, ha dimostrato al mondo che “il fatto di toccare con mano la merce solo in negozio è un luogo comune“, come sostiene egli stesso. L’ostacolo è stato semplicemente scavalcato con il diritto di recesso: “se quello che hai ordinato non ti piace lo restituisci e hai tutta la tranquillità di provare il capo a casa tua“.
Se l’imprenditore Marchetti avesse pensato “non li comprerebbe nessuno“, come mi rispondono gli imprenditori “nostrani”, oggi non sarebbe in procinto di quotarsi in Borsa.

Un’altro luogo comune, constatato di persona sul Parmigiano reggiano, è che “i prodotti alimentari non sono vendibili online, è troppo complessa la gestione logistica“. Eppure anche Eataly si sta imponendo nel mondo dell’e-commerce per la vendita online di “alti cibi a prezzi sostenibili“.

Nella nostra realtà reggiana ci sono aziende che potrebbero creare business e nuovi posti di lavoro se solo riuscissero ad intravedere le opportunità della rete. Ora che il mercato immobiliare sembra al collasso dove investiranno i nostri imprenditori?