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Internet for peace (Nobel per la Pace)

manifesto-internet-for-peace

Stamattina ho comprato Wired di Gennaio 2010.

Leggo subito, a volte prima di riaccendere la macchina e partire, l’editoriale di Riccardo Luna, il Direttore Responsabile dell’ottima rivista. Oggi, in macchina, leggendo il Login, mi sono quasi emozionato. Ci credo anche io!

Giunto in ufficio sono andato subito a leggere il Manifesto di “Internet for Peace” di cui purtroppo non avevo mai sentito parlare (lavoro troppo?!). Trovo geniale l’idea della candidatura di Internet a Premio Nobel per la Pace 2010.

Ovviamente ho firmato in quanto credo fermamente nelle potenzialità incondizionate della rete. Il dialogo, il confronto, la socializzazione, la memoria. Sono questi i peggiori nemici della guerra. E allora perchè no. Perchè non assegnare il Nobel per la Pace proprio alla rete Internet quale unico mezzo incondizionato capace di “far paura” alla guerra.

My two cents 😉

Professione blogger, il libro di Piero Sermasi

professione blogger

Mia moglie ha ragione quando dice che sono un po’ poltrone. Quando sono indeciso tra l’uscire o il restare in casa solitamente opto per la seconda. Un paio di settimane fa però, stranamente, avvenne il contrario. Uscimmo e andammo in Biblioteca centrale “Panizzi”.
Il più è sempre prendere lo slancio per uscire, una volta fatto il passo è tutto in discesa. In Biblioteca infatti faccio sempre un giretto molto volentieri tra gli scaffali dei libri di Informatica e Internet. Quella sera mi balzò all’occhio il libro Professione blogger” di Piero Sermasi (Hoepli) e, dopo aver dato uno sguardo veloce al Sommario, decisi di portarlo a casa.

Mi è piaciuto molto e faccio i miei complimenti a Piero Sermasi per il suo modo di scrivere: scorrevole e coinvolgente, a volte anche molto divertente (se penso ad alcune battute sulla Golf giurassica mi viene ancora da ridere!! 🙂 ).
Il libro alterna capitoli scritti sotto forma di manuale tecnico per neofiti a spunti di riflessione, approfondimenti e punti di vista che, ad essere onesto, non avevo mai considerato.

Molti interessante il capitolo sull’autenticità e sincerità: le fondamenta di ogni buon blogger, dall’embedded (blog aziendale) al free-blogger. Piero dice una grande verità quando afferma che le aziende ancora oggi non vedono bene i blog perchè queste qualità spaventano. Gli imprenditori sono stati abituati per anni a rappresentare il loro prodotto come “un sogno coerente con la nostra visione del mondo, una favola insomma” (Seth Godin, guru del web-marketing). Questo risulta INSINCERO, poco autentico, e va cozzare con la creatività di un bravo blogger.
Le aziende non comprendono che l’era dell’imprenditore “nascosto” dietro ad un marchio è finita. Oggi l’imprenditore deve essere in prima linea, con il suo blog!

Un bravo blogger è colui che parla sempre un po’ di sè nei suoi post. Piero sottolinea quanto sia importante, al di là degli argomenti trattati, trasmettere le proprie emozioni, il proprio pensiero o anche un breve racconto di uno squarcio di vita, mentre si scrive. In questo modo il lettore instaura un rapporto più umano e meno formale con il blogger e si appassiona più facilmente ad una lettura quotidiana e costante.

Ogni tanto un blogger deve lasciar scorrere le parole così come detta l’emotività. Ci sono impulsi irrefrenabili che meritano di esser liberati. Ricordiamoci sempre che la genuinità viene premiata. Piero tutto questo ce lo insegna con il bellissimo post “La fine di Bruno, l’orso“.

Il libro chiude con diverse riflessioni sul Web 2.0 e da queste non può che emergere il concetto di condivisione.

“L’umore, dalle parole viene sempre fuori, non c’è niente da fare, non nascondetevi dietro di esse, non costringetevi ad essere simpatici se nel momento in cui scrivete siete arrabbiati o depressi, fatelo capire sempre, non chiudete all’interno della vostra anima gli sbalzi d’umore (io ne ho un bel po’): la parola d’ordine è CONDIVIDERE!”

Ovviamente consiglio a tutti la piacevole lettura, chissà che non vi riscopriate blogger!

Twitter revolution, quella in Iran così l’hanno definita

Sea of Green - Iran

Fino ad un mesetto fa erano in tanti a chiedersi a cosa potesse mai servire Twitter (dall’inglese “cinguettare”) e soprattutto quale potesse essere il suo modello di business. In questi giorni invece si parla di “Twitter revolution“, così viene definita quella che in Iran stanno portando avanti i manifestanti che chiedono: “Where is my vote?“.

I tweet sono micropost (brevi messaggi di testo, max  140 caratteri) che è possibile scambiarsi e far girare con estrema velocità. In Twitter ogni utente può seguire altri utenti (“Following“) ed essere a sua volta seguito (“Followers“). In questo modo si intrecciano le relazioni formando vere e proprie reti che permettono la rapida diffusione dei tweet.
Oggi i tweet sono la prima fonte di informazione dei manifestanti in Iran. Il mondo intero, da quando ha avuto inizio la repressione, è stato costretto ad informarsi via “cinguettii”. Quale sia stato il meccanismo che ha innescato questo processo non è ancora ben definito ma possiamo fare diverse considerazioni a riguardo.

Fin da subito gli iraniani si sono trovati di fronte ad una massiccia operazione di censura di buona parte dei servizi della rete Internet. Siti come Facebook e YouTube sono stati i primi ad essere oscurati. Twitter invece godeva della possibilità di inviare gli aggiornamenti anche via SMS e questo, fino a qualche giorno fa, quando poi sono stati bloccati, garantiva la comunicazione. Le timeline di utenti come StopAhmadi, DominiqueRdr, Flowersophy, oxfordgirl e tanti altri sono diventate in breve tempo una fonte di informazione inimmaginabile fino a qualche giorno fa.
I giornalisti (stranieri e iraniani) sono stati messi alle strette e, non potendo più operare, l’informazione è passata in mano a chi gli eventi li vive sul campo e poi pubblica video ed immagini attraverso sistemi di protezione che garantiscono l’anonimato. La diffusione dei link e delle informazioni primarie sull’organizzazione delle manifestazioni resta principalmente su Twitter.

Web Ecology Project ha pubblicato in questi giorni un documento (The Iranian Election on Twitter: The First Eighteen Days) che illustra i numeri impressionanti generati da Twitter in Iran e per l’Iran. Nei primi 18 giorni, dal 7 al 26 Giugno, lo studio ha registrato 2,024,166 tweets sull’Iran per un totale di 479,780 utenti attivi. Il 25% dei messaggi era un ReTweet, quindi 1 tweet su 4 veniva replicato e visto dai propri Followers. Questo ha garantito la viralità delle notizie di maggiore interesse assicurando una diffusione costante e rapida.

Iran, supporto ai manifestanti (anonimato in rete)

WHERE IS THEIR VOTE - FREE IRAN

Indubbiamente una delle esigenze primarie, per chi in Iran sta manifestando in questi giorni, è rimanere nell’anonimato in rete, come si legge in Help Protesters in Iran (Call To Action by Richard Esguerra).

Gli indirizzi IP, si sa, possono essere controllati e le autorità sono in grado di risalire alla posizione fisica della macchina da cui un utente si collega per navigare e magari scrivere sul Web. L’appello che si sta diffondendo in questi giorni è quello di installare Tor (acronimo di “The Onion Router”). Il software è gratuito e Open Source e aiuta gli utenti a rimanere anonimi durante l’utilizzo dei servizi della rete Internet. Accedendo ad un sito web, ad esempio, utilizzando Tor, le richieste non vengono inoltrate direttamente al server finale (dove possono essere loggati gli indirizzi IP) ma ad un computer che a sua volta le gira ad un altro computer, e poi questo verso un altro computer ancora e così via per diversi passaggi. Le comunicazioni tra un computer e l’altro sono criptate, questo esclude una possibile “lettura in chiaro” delle informazioni che stanno passando.

Ciò che potete fare per dare supporto ai manifestati in Iran è installare e configurare un relay Tor.
Qui i grafici dell’incremento dei client Tor in Iran.

Jaiku (micro-blogging) diventa Open Source (Google App)

Google Logo

Google rilascia Jaiku (piattaforma di Micro-blogging), antagonista del famoso Twitter, sotto licenza Apache 2.0.
Il JaikuEngine è ora disponibile sui server di Google App Engine pertanto, purtroppo, non è “installabile” su piattaforma LAMP ma può venire utile per approfondimenti sul codice. Resta comunque integrabile grazie alle API.

Cory Doctorow (Boing Boing) support Free Blogger

Cory Doctorow, Free Blogger for Italy

Cory Doctorow, autore di Boing Boing, tra i blog più importanti del mondo, ha raccolto l’appello di Free Blogger. Ora milioni di persone in più sanno che l’Italia è sempre più simile a Birmania e Cina. La Rete è l’ultima fonte di vera informazione. Non la chiuderanno. Non mi fermerò. Non ci fermeranno!!
Grazie Cory!
Yeah!

[Via BeppeGrillo.it]