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Un pò di polemica su mentalità vecchie e retrograde

Facebook e il Parlamento italiano

parlamento italiano

Facebook, rispetto ai suoi concorrenti, sta crescendo a ritmi impressionanti in questi ultimi mesi. In Italia si registra un’impennata che non ha mai avuto precedenti sul Web nostrano. Tutti in Facebook!

Ancora una volta, come accadde qualche anno fa per i Blog, i politici non si fanno sfuggire la ghiotta occasione di “cavalcare l’onda del successo” (del resto Obama docet) e i giornali quella di attaccare i servizi del Web, nel caso specifico Facebook.

Anche questa volta però non mancano le disavventure di qualche nostro parlamentare che non ha nemmeno idea di cosa sia questo Facebook e, senza nemmeno chiederselo, si muove come se tutto funzionasse “all’italiana”. E’ il caso dell’On. Matteo Salvini.

Il Corriere della sera addirittura intitola: “Salvini, il leghista cacciato da Facebook“. Si grida allo scandalo, alla censura! Parole forti, scritte da qualcuno che il Web non lo conosce affatto. Il Corriere del resto ultimamente si sta impegnando molto nella sua campagna denigratoria anti-Facebook, è del mese scorso l’articolo: “Come difendersi da Facebook“.

L’On. Salvini dichiara “Ho raccolto centinaia di segnalazioni da parte di persone che sono state ‘disattivate’ e ‘cancellate’ dal più diffuso social network del momento senza uno straccio di motivazione“. Certo, aggiungo io, Facebook non rilascia motivazione ma basta chiedergliela e rispondono sempre. Infatti nell’articolo poi si legge che l’unica risposta alle sollecitazioni era arrivata “da un non meglio precisato ‘the facebook team’ che mi saluta in inglese, mi dice che ha ricevuto la mia protesta e mi garantisce un contatto e un intervento a breve. Era il 26 novembre – aveva dichiarato il parlamentare prima della sua riattivazione – e visto che non riesco a capirci molto io, né tantissimi altri utenti vittime della medesima sorte, vediamo se ci riuscirà qualcuno a livello ministeriale“.

Il mese scorso aiutai un amico a risolvere un problema simile. Luca Canei, batterista della famosa band “Il Nucleo“, mi contattò perchè la loro pagina su Facebook era improvvisamente scomparsa. I componenti del gruppo, ignorando la differenza tra Profili (pagine personali dei singoli utenti iscritti in Facebook) e Pagine (pagine dedicate a personaggi famosi, gruppi, artisti, ecc.), crearono un duplicato del gruppo stesso. Facebook, a tutela del nome “il nucleo”, eliminò il secondo creato (in ordine di tempo) perchè ledeva l’immagine della band. Risolvemmo il tutto con due email (ovviamente in inglese) e la pagina del gruppo tornò online in meno di una settimana. Il Facebook Team, oltre a sistemare il problema, fu talmente efficiente al punto di “inglobare” il vecchio profilo nella nuova Pagina.

Quello che mi lascia sconvolto veramente è l’atteggiamento dell’On. Salvini: l’arroganza di certe parole sul Web non trovano e non troveranno mai nessun tipo di appoggio. Se uno, come egli dichiara, non ha la più pallida idea di come funzioni Facebook, non sa dove sia localizzato geograficamente e non sa come contattare i responsabili (perché parlano una lingua a lui sconosciuta) si astenga dal pretendere qualcosa. A maggior ragione se si considera che il servizio è gratuito e non fornisce alcuna garanzia formale di qualità. Facebook ha il suo regolamento ed è tutto scritto molto chiaramente. Non entro poi nel merito dell’interrogazione al ministero ma mi chiedo come possa sprecare risorse in questo modo il Parlamento italiano, soprattutto in un periodo così delicato per la nostra nazione.

Salvini ha poi ipotizzato che tra le cause potesse esserci un’eccessiva interattività con i suoi contatti. “La sinistra ha fatto ostruzionismo alla Camera dei Deputati, e ha parlato per cinque ore filate – aveva raccontato -. Le alternative erano il suicidio o il computer. E quindi io sono stato lì, ad ammazzare il tempo, smanettando con la mail e con Facebook. Sono stato collegato un sacco di tempo, e magari avrò fatto troppe robe. Però cavolo, che almeno ti avvisassero“.

Questa dichiarazione finale è allucinante. No comment.

Internet, l’altro mondo…

Parole sacrosante quelle di Luca Spinelli in questo splendido articolo.

Parole che meriterebbero di essere diffuse a reti unificate in televisione. Siamo stanchi infatti di un TG che spamma i suoi link e che ormai non ha più nulla a che vedere con l’informazione. Anche se sono spacciati (e se ne stanno accorgendo!) la loro estinzione è ancora lontana, purtroppo!

Ecommerce, leggero calo delle vendite! Altro che recessione…

E-commerce logo - Carrello Ecommerce

In questo periodo di crisi, recessione, inflazione e via dicendo, l’e-commerce (il commercio online sul Web) registra solo un leggero calo delle vendite. “Qui la “crisi” significa ridurre le previsioni annuali magari dal 18 al 12% (com’è accaduto negli Stati Uniti), o dal 30 al 28% (è il caso del Regno Unito). E ridimensionare le proporzioni di una doppia cifra, si sa, è comunque meglio che piazzare davanti ai propri risultati un segno meno. […]
Secondo le stime del Rapporto 2008 dell’Osservatorio sull’eCommerce B2c in Italia, realizzato dal Politecnico di Milano, nell’anno in corso le aziende italiane realizzeranno vendite per un totale di 6 miliardi di Euro, con una crescita del 20% rispetto al risultato dell’anno precedente.”
E’ quanto riportato nell’interessantissimo articolo “Ecommerce italiano, universo a due velocità” (Punto Informatico). In Italia, nonostate si registri una crescita del 20%, i ritmi e i numeri sono molto diversi rispetto agli altri paesi occidentali. Contro i nostri 6 miliardi negli Stati Uniti il fatturato del comparto sarà nel 2008 di 270 miliardi di dollari mentre nell’intera Unione Europea si registreranno vendite per complessivi 170 miliardi di Euro.

Leggendo questi dati mi sono ritrovato inevitabilmente a fare alcune considerazioni sulla nostra realtà locale reggiana. La rete offre nuove opportunità, di lavoro e di business, è un dato di fatto. Chi riesce a vederle e sa coglierle non rimane deluso!
Spesso mi capita di confrontarmi con imprenditori “nostrani” e ogni volta l’impressione sulla loro visione del mondo e-commerce mi lascia sbalordito. Oggi chi crede di poter realizzare il proprio sito di ecommerce con due o tremila euro è tagliato fuori dal mercato, non ha speranze. Quando faccio notare che con quei soldi non si va da nessuna parte la risposta è sempre: “gli informatici fanno un bel mestiere, guadagnano bene e lavorano poco!” Sorrido sempre e, prima di alzare i tacchi, rispondo sempre che al Jaguar non si può rinunciare mentre ad un’opportunità di e-commerce che potrebbe risollevare il crudele destino a cui l’azienda va incontro si. All’ignoranza non c’è mai fine.

C’è poi chi, di fronte all’idea di vendere i suoi prodotti online, risponde: è impossibile, non li comprerebbe nessuno!
Nell’era della bolla Internet (2000) si diceva che il settore moda sarebbe stato l’ultimo a fare il suo ingresso nel mondo dell’e-commerce se mai questo fosse accaduto. Dicevano che nessuno avrebbe mai comprato un vestito online perchè “va toccato il tessuto, va visto da vicino…“. Eppure le cose sono cambiate: “Un discorso a parte merita il comparto della moda, soprattutto di fascia alta (c.d. “fashion”). Qui la spinta è più forte che in tutti gli altri settori legati ai prodotti fisici, grazie soprattutto alla presenza in Italia di una delle più importanti realtà del mondo, Yoox. Il marchio bolognese sta realizzando risultati molto brillanti – sia sul mercato domestico che soprattutto all’estero – e sta “trainando” con la propria crescita quella di tutto il settore. Oltre alla rivendita sul proprio sito dei capi di abbigliamento “Made in Italy”, infatti, Yoox ha anche predisposto un servizio di supporto strategico ed operativo (Yoox Services) ai marchi tradizionali che intendono realizzare negozi online propri. Come è accaduto, ad esempio, per Armani Jeans e Diesel.”

E’ un sito che sta riportando in alto il marchio del “Made in Italy”. Di certo Federico Marchetti, fondatore e presidente di Yoox, ha dimostrato al mondo che “il fatto di toccare con mano la merce solo in negozio è un luogo comune“, come sostiene egli stesso. L’ostacolo è stato semplicemente scavalcato con il diritto di recesso: “se quello che hai ordinato non ti piace lo restituisci e hai tutta la tranquillità di provare il capo a casa tua“.
Se l’imprenditore Marchetti avesse pensato “non li comprerebbe nessuno“, come mi rispondono gli imprenditori “nostrani”, oggi non sarebbe in procinto di quotarsi in Borsa.

Un’altro luogo comune, constatato di persona sul Parmigiano reggiano, è che “i prodotti alimentari non sono vendibili online, è troppo complessa la gestione logistica“. Eppure anche Eataly si sta imponendo nel mondo dell’e-commerce per la vendita online di “alti cibi a prezzi sostenibili“.

Nella nostra realtà reggiana ci sono aziende che potrebbero creare business e nuovi posti di lavoro se solo riuscissero ad intravedere le opportunità della rete. Ora che il mercato immobiliare sembra al collasso dove investiranno i nostri imprenditori?

BioWashBall, una bufala ?

Guardando stasera “Mi Manda RaiTre” sembrerebbe di si. Io l’ho comprata e non ho ancora provato a lavare qualcosa solo con acqua, proverò. Fatto sta che oggi in casa mia si usa meno detersivo, ma questo è un altro discorso.
Una puntata, quella di stasera, preparata nei minimi dettagli, piena di professori eccellenti. Dopo aver visto la trasmissione però mi resta qualche dubbio:

  1. come mai il Dott. Vianello ha avuto bisogno di specificare che tra i tre tipi di lavaggio c’era: “il miglior detersivo che vi sia in commercio: il Dash!” Il Dash ?!? E’ il miglior detersivo ? Anche questo è stato stabilito dal CNR ?
  2. l’odore dei panni: come mai non è stato preso in considerazione ?
    Lavando una maglietta sudata con la BioWashBall non si sente alcun odore, solo con l’acqua puzza!
  3. assodato che l’acqua lava, come mai non si fanno trasmissioni altrettanto preparate “a favore del pianeta” spiegando che forse i detersivi non sono così necessari?

Rimanendo in tema riporto qui di seguito un intervento (commento) ad un articolo di Attivissimo sulla BioWashBall.

Caro Paolo,
seguo con passione il tuo blog fin dai tempi in cui i tuoi articoli ricevevano si e no un paio di commenti. Sempre in silenzio, ma ora credo di poter dire la mia.
Il tuo è un lavoro prezioso che stimo e che continuerò a stimare ma proprio per questo preferirei continuare a leggere il Paolo di una volta, quello che si limitava a smascherare le bufale e che non si prendeva gioco di chi, in buona fede, cascava in qualche bufala.
A mio parere quindi il tuo finale: “Sarà interessante vedere cosa farà ora Beppe Grillo. Invocherà il complotto delle multinazionali e dei media asserviti al potere, oppure farà la persona seria e dirà “scusate, ho detto una cazzata monumentale, vi rimborso di tasca mia per tutte le Biowashball che vi ho fatto comperare”? potevi risparmiartelo.

E’ un commento superfluo che trova il tempo che trova. Un finale che mira a screditare una persona che comunque denuncia centinaia di fatti negativi e che, in virtù del semplice fatto che anch’esso è un essere umano, può prendere una cantonata. Come tu insegni le bufale vanno smascherate in onore della verità. Fatto ciò si è fatto il proprio dovere, ogni altro commento lo ritengo un’opinione personale, futile ai fini della bufala.

Per una persona che scrive un articolo al giorno da almeno tre anni credo che, il cadere in qualche (tre, come tu sottolinei) bufala, sia umano. A questo punto però, visto che il tuo prezioso contributo in rete mira a smascherare anche i complotti, ti chiedo: non è che per caso anche tu stai cadendo, senza accorgertene, in un tanto famigerato complotto anti-grillo ?
Pensaci, un tuo appassionato lettore.

Aggiornamento del 16/12/08

Altro commento sul blog di Attivissimo per il nuovo articolo:

Paolo, scusami, ma non capisco questo tuo insistere su fattori irrilevanti ai fini del funzionamento o meno della BioWashBall. Quando scrivi: “Come mai viene venduta a quasi quaranta euro, considerato che il costo all’ingrosso è, a quanto sta emergendo, circa un euro e mezzo?
Ma cosa c’entra ?! Non è un po’ OT ?
Ma quanti prodotti al giorno d’oggi vengono venduti ad un prezzo 30 volte superiore a quello di produzione ?
Non dirmi che la BioWashBall è l’unico esempio al mondo…

Ecco, come scrissi nel mio precedente commento, mi sembra che il tuo obiettivo sia ben diverso dallo smascherare la bufala della BioWashBall, ammesso che lo sia. In questa fase, in cui è ancora tutto da dimostrare, non sarebbe più corretto limitarsi ad analizzare il funzionamento dell’oggetto in questione?

[OT]: E’ incredibile quanto questa palla stia smuovendo le acque rispetto a tutto ciò che quotidianamente accade in questo paese alla deriva il cui popolo dorme sonni profondi…

Aggiornamento del 26/06/09

Ebbene, dopo molte polemiche scaturite in rete, dopo i test effettuati tra trasmissioni e da siti “antibufala”, dopo le controprove pubblicate in questo sito, la Biowashball ha avuto una menzione speciale al WT AWARD 2009 PREMIO ALL’INNOVAZIONE TECNOLOGICA.
Il Premio che vanta notevoli patrocini anche istituzionali, considera la BioWashBall come uno dei migliori prodotti a “innovazione tecnologica che migliora il benessere economico e sociale della comunità”.
Il premio viene assegnato da Well Tech.

[Via Biowashball su Facebook]

Risoluzione n. 274E dell’Agenzia delle Entrate

Logo Agenzia delle Entrate

Oggi il commercialista mi ha annunciato via email la Risoluzione n. 274E dell’Agenzia delle Entrate. L’ennesima palla al piede di questa povera Italia. Un paese che si allontana sempre più da Internet, un paese in cui le opportunità della rete si trasformano in ostacoli.

La risoluzione nasce dal quesito posto da una società che “chiede se l’incasso delle somme derivanti dal commercio elettronico diretto nei confronti dei privati (direttamente accreditate nel proprio conto corrente in quanto il pagamento avviene con carta di credito) possa essere certificato, in alternativa all’emissione della fattura, mediante riepilogo giornaliero nel registro dei corrispettivi tenuto manualmente nella sede della società”.

Nel resto del mondo nessuno si pone questo quesito.
Non entro nel merito della questione legale perchè non ho assolutamente i mezzi per poterla analizzare a fondo. Ci sono però alcuni aspetti legati alla rete Internet che invece meritano di essere affrontati.

Ogni giorno, sul Web, nascono nuovi servizi. La maggior parte di questi è sempre più orientata ad abbattere i costi verso il target dei privati. I servizi vengono erogati direttamente in rete a fronte di piccole somme di denaro (spesso definiti micropagamenti). Il business sta nel creare servizi ad alto livello qualitativo e, allo stesso tempo, abbattere i prezzi. Questo è possibile grazie all’immenso bacino di utenza a disposizione, parliamo dei milioni di utenti che ogni giorno si collegano ad Internet.
Ecco quindi che siti come Flickr , un servizio di photosharing (condivisione di foto) di Yahoo, in Italia non potrebbe avere successo. Su Flickr ogni giorno si registrano migliaia di persone. La registrazione è gratuita ma prevede alcuni limiti: spazio disco (Mb) utilizzabile, condivisione con massimo 10 gruppi, statistiche, ecc. Per non avere alcun limite sull’utilizzo delle funzionalità del sito occorre passare all’account PRO pagando un abbonamento annuale di 24,95$ (circa 18 euro!) all’anno.
Se Flickr fosse italiano chiuderebbe domani mattina.
Sarebbe costretto a dover chiedere a tutti i suoi utenti una serie di dati che difficilmente l’utente medio della rete mette a disposizione di un sito, come ad esempio l’indirizzo di casa e il codice fiscale. Inoltre Flickr sarebbe costretto ad emettere, per ogni singolo account PRO, una fattura, facendo ben attenzione alla nazione dell’utente (vedi discorsi vari legati all’IVA all’estero).
Non è finita. Chi gestirebbe la contabilità di Flickr ?
Ogni giorno sarebbero migliaia le nuove anagrafiche da inserire, per non parlare poi delle singole fatture. Tutto registrato in contabilità ordinaria!
Per sua fortuna Flickr è negli Stati Uniti dove basta emettere una semplice ricevuta. Anche per noi, prima di questa “magnifica” risoluzione dell’Agenzia delle Entrate, le cose funzionavano così. La risoluzione però cambia le carte in tavolo e conclude con queste ultime righe il cui unico scopo è quello di inchiodare ogni opportunità di business proveniente dalla rete:

“Allo stato attuale pertanto sussiste l’obbligo di emissione della fattura per la certificazione dei corrispettivi relativi alle operazioni in parola, anche se incassati tramite intermediari finanziari (nello specifico, i gestori delle carte di credito utilizzate dagli acquirenti dei servizi prestati dalla società).”

Addio, quindi, sogni e servizi Web made in Italy!

Privacy e Social Networks, la nuova battaglia!

privacy - lucchetto

La settimana scorsa (Mercoledì 16 Luglio) Francesco Pizzetti, Presidente dell’Autorità garante per la Privacy, ha presentato la Relazione sull’attività 2007. Il suo messaggio appare come un allarme sociale mentre altro non è che l’ennesimo tentativo di demonizzare la rete.

E’ bene approfondire alcuni aspetti pertanto vi rimando all’intervento scritto su Reggio nel Web di oggi.

Venture Capital Italia, una nuova realtà

TTVenture logo

Giovedì 13 Marzo sono stato alla presentazione di TTVenture presso l’Università di Modena – Facoltà di Ingegneria. TTVenture è un nuovo fondo chiuso dedicato ai settori della Biomedicina, Scienza dei materiali, Agro-food e Tecnologie energetiche e ambientali.
Una nuova realtà del Venture Capital nel panorama italiano, una realtà dove non solo l’offerta è limitata, ma anche la domanda non riesce a farsi individuare dai potenziali investitori.

Per ulteriori considerazioni vi rimando all’articolo che ho scritto per Reggio nel Web.

Briscola, banditi e campioni. Storie di un’Italia ritrovata!

Lettera aperta a Dario Olivero [La Repubblica]

Gentile Dario,
le scrivo con l’intento di farla ricredere su quanto ha scritto in una recensione apparsa su La Repubblica il 4 Ottobre 2007.
Riporto le sue parole:

QUATTRO AMICI AL BAR
Gioco ambiguo la briscola in cinque. Si gioca scommettendo su un numero di punti. Si vince grazie a un socio che resta nascosto fino a quasi tutta la partita. Si gioca tre contro due, ma nessuno dei cinque sa di chi si deve fidare. Fino alla fine. Gioco da bar di provincia, probabilmente in via d’estinzione. Prova evidente che anche il popolo conosce l’arte sottile delle alleanze, della diplomazia nascosta, dell’inganno. Si intitola proprio
La briscola in cinque (Sellerio, 10 euro) il romanzo di Marco Malvaldi. […]

La Briscola in 5 (o Chiamata, o Bastarda, o Giaguaro, ecc. – a seconda delle città italiane) è tutt’altro che in via d’estinzione. E’ giocata ancora oggi da migliaia di persone, uomini d’affari e studenti, ventenni e pensionati. Evidentemente lei non è a conoscenza della popolarità di questo gioco di carte che, tra tutte le varianti della Briscola, è il più affascinante.

Un paio di anni fa ho creato un sito, una Community, di utenti appassionati ai giochi di carte italiani. La GDM Community (la invito a visitare il sito) conta oltre 15.000 iscritti da tutto il mondo e genera quasi 1 milione di pagine viste al mese. Il suo successo è anche grazie al popolarissimo gioco della Briscola Chiamata.

Sabato 20 Ottobre 2007 a San Lazzaro di Bologna si terrà il 4° Raduno nazionale. Saranno presenti giocatori provenienti da tutta Italia, dalla Lombardia alla Sicilia. E’ il giorno in cui i giocatori si conoscono dal vivo e stringono amicizie vere che vanno oltre lo stato sociale di ognuno, oltre le differenze di età e, soprattutto, oltre ogni pregiudizio che possa essersi creato online precedentemente.

La invito quindi formalmente a presenziare al nostro Raduno per poter verificare di persona quanto sopra scritto.

Distinti saluti.
Davide Gullo

Reggio Emilia, 09/10/2007