Giovedì, 29 Marzo 2007
Ne sono passati di anni da quando lessi per la prima volta del progetto “Palladium” e un brivido mi salì lungo la schiena. Da allora fino ai giorni nostri quel termine e il suo obiettivo hanno cambiato nome diverse volte, NGSCB ad esempio. Oggi la Microsoft lo chiama System Integrity Team (progetto per il mantenimento dell’integrità del sistema).
Si è letto tanto anche del DRM (Digital Rights Management) o meglio Digital Restrictions Management come lo definisce il grande Stallman.
Con Digital Rights Management (DRM), il cui significato letterale è gestione dei diritti digitali, si intendono i sistemi tecnologici mediante i quali i titolari di diritti d’autore (e dei cosiddetti diritti connessi) possono esercitare ed amministrare tali diritti nell’ambiente digitale, grazie alla possibilità di rendere protetti, identificabili e tracciabili tutti gli usi in rete di materiali adeguatamente “marchiati”.
by Wikipedia
Ancora oggi leggendo questi termini mi vengono i brividi.
Sistemi, teorie e tecnologie che mirano a limitare la libertà personale degli utenti. Il più delle volte vengono presentati come strumenti in grado di tutelare i diritti delle persone ma in realtà nascondono ben altri obiettivi: il controllo delle informazioni e della libertà individuale.
Ma perchè esistono ?
Perchè la rete fa paura, fa paura a tutte le corporazioni che oggi non sono più in grado di controllare il mercato. La continua e rapida evoluzione delle tecnologie non permette misure di controllo adeguate ed ecco che ci ritroviamo a dover combattere l’ennesima battaglia per i nostri diritti, per la nostra libertà.
IPRED2 è una direttiva europea che mira a blindare i contenuti e l’hardware, a dare maggiore potere alle major dell’intrattenimento e a permettere il tracking (log e controllo delle informazioni) dei cittadini.
Oltre alla pura ideologia della limitazione della propria libertà qui siamo di fronte ad un problema molto grave anche da un punto di vista pratico. Questa normativa stroncherà ogni possibilità di sviluppo di nuovi sistemi di business, le major vogliono tenersi ben stretto il loro mercato senza concedere alternative e nuove possibilità. Si sa, la rete sta scavalcando le loro frontiere e a noi non resta che continuare a lottare!
Contro tutto questo è appena partita una mobilitazione guidata in Italia dal senatore Fiorello Cortiana, membro del Comitato consultivo sulla Governance di Internet del Ministero dell’Innovazione, promotore dell’appello agli europarlamentari.
Mentre la direttiva europea avanza inesorabile e silenziosa il 24 Aprile si avvicina, giorno in cui il parlamento europeo voterà per IPRED2.
E’ ora di agire!

Mi piace rivedere questa foto perchè è molto significativa. All’epoca si combatteva per i brevetti sul Software. Quella battaglia, anche se combattuta in canoa, la vincemmo noi. Oggi la rete è la nostra grande unica arma a disposizione, utilizziamola!
Per aderire all’appello di Cortiana
In queste ore si sta provvedendo all’allestimento di uno strumento ad hoc che consenta di raccogliere le adesioni. In via provvisoria si può utilizzare la mail della redazione di Punto Informatico, pi@deandreis.it con subject “APPELLO” e, nel corpo del messaggio, il proprio nome e cognome, con città di residenza: PI provvederà a trasferire le adesioni non appena sarà possibile ai promotori della campagna.
[via PuntoInformatico]
Mercoledì, 28 Marzo 2007
Da lunedì 26 marzo, segnala viale Mazzini, sarà possibile fruire del meglio della produzione televisiva e radiofonica Rai e di tutta l offerta web predisposta da RaiNet muovendosi in un ambiente diverso […]
[Fonte: Ansa Internet News]
E buio fu!
Sì, perchè per molti è buio totale! Il sito non è accessibile (manca addirittura il DOCTYPE!). Tanto, troppo flash e mal utilizzato per i miei gusti. Il sito della Rai, se non erro, dovrebbe essere soggetto alla Legge Stanca in quanto servizio pubblico ma non entro nel dettaglio della normativa perchè non è questa la sede.
Girando per blog in questi giorni scopro anche il nuovo sito Rai.TV. Qui addirittura dopo 3 secondi ho abbandonato velocemente senza nemmeno chiedermi quali erano le novità presentate. Nel 2007 trovare ancora scritte del tipo “Per la visione del video sono necessari: Windows Media Player 9 o sup.” è più che sufficiente per non approfondire.
E chi utilizza Linux ? Chi ha un Mac ? Si salvano in calcio d’angolo gli utenti Firefox grazie ad un plug-in di Adam Lock. Siamo indietro!
La ciliegina sulla torta però arriva quando la Rai diffida YouTube. A quest’ultimo viene chiesto di rimuovere migliaia di video di proprietà di “mamma rai”. Siamo indietro!
Ci sono differenti punti di vista in rete sulla questione e condivido pienamente l’esigenza di una migliore presa di posizione sui diritti d’autore esposta in questo commento di Tommaso Tessarolo ma tutto il resto non sta in piedi.
La Rai è ancora molto lontana da ciò che YouTube può offrire. YouTube è visibile a chiunque, è ben strutturato dal punto di vista tecnico ed è estremamente innovativo sotto tutti i punti di vista. Non è solo un mezzo attraverso il quale “trasmettere” video, questo è un ragionamento che andava bene negli anni ‘90. In pieno stile Web2.0 YouTube permette interazione tra gli utenti, pubblicazione di video e visualizzazione sotto un’unico standard accessibile a chiunque. Posso condividere (share) il video sul mio blog in 5 minuti, poi commentarlo e presentarlo in diverse salse. Posso votarlo sullo stesso YouTube e farlo salire in “classifica”, c’è il rating, ci sono i tag, le statistiche, le categorie, la community. Sì, una community composta da decine di milioni di persone che interagiscono tra loro, che si scambiano idee, che creano. Un nuovo mondo creativo in cui ognuno ha il suo spazio, ognuno può farsi spazio.
Forse è proprio quest’ultimo punto che comincia a dar fastidio a “Rai & compagnia bella” che non sono più in grado di gestire il loro business, che tentano di copiare da chi poi cercano di abbattere.
Il web oggi non permette di dominare un determinato settore, testo, audio o video che sia, ma è estremamente disposto all’integrazione (o la dobbiamo chiamare globalizzazione ?!) di idee e contenuti. Solo prendendo coscenza di ciò si riesce ad andare avanti, altrimenti si sbatte la testa contro il muro…
Il Web2.0 come lo vediamo noi:
Lunedì, 26 Febbraio 2007

Tra tutti i loghi internazionali il nostro è decisamente il più brutto!
Martedì, 28 Novembre 2006
E’ quasi ironica la sorte che tocca al Ministro dell’Educazione Giuseppe Fioroni.
Quel post si apre con “Canale 5 usa due pesi e due misure con Berlusconi?”, proprio la stessa espressione utilizzata qualche giorno fa: “…non possono esserci due pesi e due misure, uno per carta stampata e tv e uno per la rete Internet“.
Stavolta però è il Ministro ad essere vittima delle sue stesse parole. Quel post presenta quasi 3000 commenti spam di siti porno e chissà che altro.
Attenzione Ministro: alla luce di quanto sta accadendo in questi giorni (denuncia a Google), lei in questo momento è passibile di denuncia.
In realtà di ironico c’è ben poco perchè tutto ciò non fa che confermare quanto poco conoscano la rete proprio coloro che dicono di volerla regolamentare. “Per predicare bene, prima bisogna informarsi, conoscere, capire e analizzare e, infine attuare quanto appreso.” scrive il buon Luca Conti su Pandemia.
Stamattina ho letto in un blog che “Gutenberg fu inseguito dalla corporazione degli scrivani parigini che volevano farlo bruciare per eresia. Pretesto: stampava la Bibbia”.
Ministro, si ricordi che la storia insegna.
[Via Pandemia]
Aggiornamento ore 17.40
Il sito è in aggiornamento.

La copia cache di Google è qui.
Altra denuncia a Google ?
Spero tragga da questa vicenda qualche spunto su cui riflettere…
Aggiornamento del 29/11/2006
Era inevitabile, è arrivata la disinformazione!!
Su alcuni blog (1 e 2) appaiono frasi del tipo: “contestatori-spammers che hanno manifestato il loro dissenso in maniera a dire il vero decisamente incivile.”
Questa è disinformazione!!
Non è avvenuta nessuna contestazione incivile. Gli spammer sono programmi che infestano la rete automaticamente (descrizione terra-terra) se non vengono prese contromisure. Nessuno è stato incivile, anzi, i blogger con maniacale educazione hanno solo portato in primo piano il problema. Siamo alle solite: se non ci fossero stati loro quei link sarebbero ancora là.
Italia, cresciamo per piacere….
Lunedì, 27 Novembre 2006

Ancora una volta, dopo il “fallimento/Berlusconi“, stiamo apparendo come i soliti incompetenti a livello internazionale (John Battelle e Reuters). Siamo completamente impreparati in materia di internet e il modo di reagire, dalla classe politica, ai giornalisti, fino ai magistrati, ne è la conferma. Sto parlando della vicenda che vede Google Italia indagata per diffamazione aggravata.
La questione a monte è sicuramente molto complessa ma vediamo di fare luce su alcuni aspetti insindacabili:
0)
Il problema è il maltrattamento del ragazzo down. I colpevoli vanno puniti a norma di legge.
Sono completamente in sintonia con l’intervento di Marco Montemagno (Sky TG24) e le parole di Layla Pavone: “anziche’ analizzare il problema nella sua evidenza dal punto di vista sociologico e psicologico - ovvero perche’ quattro adolescenti decidono di picchiare un loro compagno piu’ debole e indifeso riprendendo la scena con cellulare e poi renderla pubblica? - ci si sta focalizzando su un altro versante che e’ di tutt’altra natura.”
Aggiungo: perchè quel video era tra i più visti ?
1)
La rete deve essere regolamentata, questo è fuori di dubbio.
Come è fuori di dubbio che non spetta a noi italiani dettarne le regole. La questione deve essere discussa a livello internazionale e si deve tener ben presente un fattore estremamente importante: la rete internet è un nuovo mezzo. In parole povere: il tentativo di applicare ad internet la regolamentazione di un mezzo di informazione del secolo scorso, quale è la carta stampata, si rivelerebbe un disastro. I nuovi accaduti inediti di questi giorni devono essere regolamentati da persone ben coscienti della realtà tecnologica che ci circonda e delle nuove problematiche ad essa collegate che di volta in volta emergono. Le parole del Ministro dell’Educazione Giuseppe Fioroni a riguardo sono a dir poco fuori luogo, oltre che sconcertanti.
2)
In Italia dobbiamo aggiornarci, cambiare passo.
L’intero sistema italiano reagisce agli eventi della rete con procedure obsolete che non portano a nulla, anzi, sprechiamo energie inutilmente. La notizia della perquisizione di Google Italia da parte della Guardia di Finanza è tutto dire. Dispieghiamo forze senza avere la benchè minima idea di come funzionino le tecnologie. Ignoriamo che un video dal momento in cui entra in rete può essere diffuso in pochi istanti attraverso tanti mezzi, non solo il web. Esistono diversi sistemi P2P, ognuno con il proprio network. Esistono ben oltre 100 siti come Google Video, YouTube, ecc. per la pubblicazione di video/filmati. Ignoriamo che ogni giorno su YouTube vengono visti 1 milione di video e migliaia sono i nuovi pubblicati quotidianamente. In questo contesto c’è chi parla di controlli. E’ impossibile, scordatevelo.
Le notizie sui media partono già dalla fonte con errori grossolani che denotano poca, se non nulla, competenza in materia. L’Ansa infatti, e parlo dell’Ansa, diffonde notizie sostenendo concetti errati. In occasione della denuncia a Google Italia scrive: “I video, pubblicati da Google, mostravano un ragazzo….”, Google NON pubblica video! Scrive: “….in qualita’ di rappresentati di Google Italia e che avrebbero infranto la norma sul controllo dei contenuti pubblicati“, a quale norma/controllo si riferisce?!? Se esperti del settore giuridico (Carlo Felice Dalla Pasqua e Daniele Minotti) se lo stanno ancora chiedendo non vedo come l’ANSA possa diffondere certezze.
Ditemi voi se non è ora di aggiornarsi, di cambiare passo…
3)
Bisogna utilizzare Google invece di denunciarlo.
Google non è solo un motore di ricerca. E’ un’azienda orientata al business, una delle più importanti del mondo. Un’azienda che appoggia il suo business sulla rete internet e che da tempo influisce pesantemente sugli sviluppi della rete stessa. Google, fino a quando non esisterà un regolamento internazionale della rete, per questi tipi di “reati” non potrà essere indagata.
In “alternativa”, nel frattempo, si potrebbe pensare in maniera diversa: sensibilizzare gli utenti a denunciare, attraverso i nuovi e potenti mezzi messi a lodo disposizione, qualsiasi atto illegale. A tale proposito è molto interessante l’articolo “Telefonino vera arma anti-bulli” di Giovanna Zincone su LaStampa.it. Il telefonino e i video su Google devono diventare lo strumento per poter denunciare chi commette tali violenze: “Ai ragazzi occorre insegnare non solo a difendersi, ma anche a difendere le vittime e a disprezzare i sopraffattori.”
Paradossalmente infatti il mondo sarebbe rimasto all’oscuro di ciò che sta emergendo in questi giorni se Google non fosse esistito. C’è chi potrebbe quindi pensare di ringraziare il motore di Mountain View per aver permesso di scoprire un nuovo caso di violenza.
Le mie paure legate a questa vicenda sono tante. Non oso immaginare cosa accadrebbe se Google decidesse di “alzare i tacchi”, non voglio nemmeno pensarci, mi sembra fantascienza…