Archivio della categoria: Sail Fast, Live Slow

Vayable: una nuova opportunità per il Turismo #faidate

Vayable logo

 

Grazie alla newsletter di Startup Wikli oggi sono venuto a conoscenza di una gran bell’idea: Vayable. Una nuova startup dedicata al Turismo “Fai da te”.

Il sito si apre con “Offer an Experience” e “Find an Experience“. La prima opzione permette di proporsi come Guida turistica, inserire un “pacchetto” e venderlo direttamente tramite il sito. La seconda area invece è dedicata a chi cerca esperienze in modo innovativo, attraverso persone del luogo desiderose di farsi spazio.

Mi son studiato un po’ il sito, per ora è in fase embrionale ma i servizi primari sono attivi. Ovviamente non poteva non mancare la mia proposta:

Weekend Sail experience around Cinque Terre

😉

Capraia, l’isola che amavo è cambiata

Capraia, vista porto e nuove trappe

Bastia è sempre la stessa. Sempre bella.
Quando entri nel porto nessuno spunta dal nulla iniziando a sbracciarsi come un naufrago in alto mare, nessuno che urla il classico “non c’è posto!” o “avete prenotato?“. Arrivi e fai tutto da solo. Un uomo salta a terra (se non trovi un corso generoso), prende la trappa e la solleva per chi, a bordo, è pronto a riceverla col mezzo marinaio.
Veloci, veloci!” è l’ordine che urlo ai miei prodi, anche quando non c’è vento e la prua è immobile. Rende il buon esito dell’ormeggio più gratificante. Altri mozzi a poppa si apprestano a lanciare le cime di ormeggio a terra dove il buon Mammifero, saltato in banchina, è pronto a riceverle. L’ormeggio si conclude, si attacca la corrente e si apre la prima bottiglia di Prosecco. Per l’occasione del mio ritorno in mare, dopo 2 anni e mezzo di “duro” lavoro da padre novello, apro un ottimo magnum Colesel.
All’imbrunire Bastia diventa bellissima. Le prime luci si accendono e il porto diventa un piccolo gioiello su cui disquisire tutta sera mentre fiumi di prosecco scorrono, lenti ma inesorabili.

La mattina, smaltita la sbronza, si riparte. Non ho visto nessun “uomo ufficiale” del porto. L’equipaggio fa acqua, lava la barca, va a comprare il pane (e qualche calamita da attaccare al frigo di casa). Poi “tutti a bordo!“, si salpa, direzione Capraia. Mollati gli ormeggi arriva il solito incontestabile commento da parte della ciurma: “ma qui non si paga nulla!? Che posto magnifico…“.

Bastia-Capraia sono circa 28 miglia nautiche. In 6 ore di navigazione, un po’ a vela e un po’ a motore, siamo a Capraia. Arrivando con rotta 40° NE si costeggia il lato Est dell’isola, dalla Cala Rossa a Sud fino al Porto.
Erano diversi anni che non approdavo a Capraia, almeno 6. Fin da subito mi accorgo che qualcosa è cambiato: le barche all’ancora sono tante e ogni baia ne conta oltre una decina. Alla quarta baia affollata mi rendo conto che è necessario andare in porto alla svelta per non rischiare di rimanere fuori.
Una volta entravi e, come a Bastia, nessuno ti veniva incontro. Si ormeggiava con l’ancora e la maggior parte delle volte la banchina era vuota. Ricordo un ponte del primo Maggio con sole 3 barche compresa la nostra. Entriamo ed ecco arrivare l’uomo che non vorresti mai incontrare dopo una traversata, anche se breve. “Avete prenotato?” è la domanda che uccide il bel ricordo di Capraia, l’isola felice nel mare dei porti italiani affollati.

Dopo urla e imprecazioni di ogni sorta andiamo fuori, ai gavitelli. Altra novità.
Mi avvicino e, quando Ste tenta di recuperare una delle trappe (già, 3 trappe in mezzo al mare!), altre urla a squarciagola interrompono le nostre manovre:che cazzo fai… molla gli ormeggi!“. Un gommone parte a razzo come gli smokers di Waterworld per venire ad urlare ancora meglio, da vicino. Così usciamo e attendiamo il nostro turno. Già, abbiamo poi appreso che c’è la fila anche per ormeggiare in mezzo al mare. Per ora vi lascio con questo triste quadro che ho ritrovato nell’isola tanto desolata quanto magnifica che mi accolse dopo la mia prima traversata da La Spezia. Era il 1994, oggi è un’altra cosa.