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Mente sana in corpo sano…

Il Rattuso: il tipico lascivo

Rattuso

A Napoli non ci sono altri termini per definire un Rattùso. A Napoli il rattuso è rattuso, non esistono vezzeggiativi, non esistono sinonimi simpatici con cui definirlo. Non conta l’aspetto della persona, non conta una posizione sociale elevata, non conta nemmeno dove e in che occasione il rattuso compie le sue “azioni”. A Napoli il rattuso è sempre un rattuso.

Per chi non è napoletano è bene che spieghi di che tipo di soggetto sto parlando. Per farlo mi servo di alcuni link interessanti su siti dedicati al dialetto napoletano.
Il primo è Napoletanità che definisce il rattuso in questo modo:

Rattùso: a quante donne sara’ capitato, magari in autobus o in un luogo affollato, ritrovarsi mani altrui addosso che palpano, tastano, toccano. Bene, il proprietario di quelle mani e’ il cosiddetto “rattuso“. Infatti e’ il tipico tipo lascivo, sensuale oltre ogni decenza, libidinoso. Deriva dall’italiano Ratto, e mai termine e’ stato piu’ appropriato. Infatti si paragonano le azioni leste e veloci del ratto alle “manovre” altrettanto leste e veloci del “rattuso”.

Già. Quante volte. La classica palpata è il biglietto da visita del rattuso.
Un’altra definizione l’ho trovata su Wikizionario:

Rattuso. Si definisce rattuso in lingua napoletana (più delle volte in volgare) la figura di uomo di mezza età che cerca di mettersi in bella mostra nei confronti di ragazze poco più che maggiorenni. Il “Rattuso” nella società napoletana non viene accostato alla figura del pedofilo o dello stupratore, bensì viene più che altro visto come una figura allegra e simpatica. Risale infatti alla cultura greca la figura del vecchio arzillo, che nonostante l’età faceva avance a giovani ragazze ed è anche abbastanza evidente nelle opere di Terenzio e in particolare nelle palliate di Plauto in cui il senex contendeva la giovanne puella al figlio spasimante.

Come vedete il rattuso, sotto sotto, non è una persona malvagia. Spesso a Napoli viene considerato con spregio più che con odio. E’ una persona che fa pena, visto soprattutto il divario di età che lo separa dalla vittima.

Ricordo quando assistetti, per la prima volta, ad un atto di rattusaggine. Ero in un autobus, dove si compie il maggior numero di “azioni”. Un vecchio, sui 70 anni, sfiorò l’attraente fondo schiena di una ragazza giovane, sui 25 anni. La ragazza si girò e, individuato il rattuso, sferrò uno schiaffo violento. Il vecchio inerme disse: “Signurì, ma ch’è stato?“. Quasi sbalordito chiedeva cosa fosse successo per scatenare una tale ira, era sincero. La discussione andò avanti per un pò, il vecchio sosteneva di non aver fatto nulla di male mentre la signorina era inviperita. Dopo 2 fermate scese.
Ciò che mi colpì furono i commenti. Indubbiamente c’era chi “alluccava” (urlava): “Miettete scuorno, viecchio rattuso!” (Vergognati, vecchio rattuso). Ma c’era anche chi sottovoce borbottava: “Uah, nù pacchero! E’ sulament nù viecchio rattuso” (Addirittura uno schiaffo! E’ solo un vecchio rattuso).

A Napoli cambia il tono e la forma con cui lo si dipinge. Da alcuni viene deriso, da altri crocifisso e da altri ancora compatito ma un rattuso è sempre un rattuso.

Chissà perchè questa parola mi ronza in testa con insistenza in questo periodo… mah!

La tassa sul CD Audio

CD Compact Disc

Credo fosse una puntata di Superflash, se la memoria non mi tradisce eravamo intorno al 1983-84. Mike Bongiorno, che oggi ci ha lasciato, presentò il nuovo supporto digitale per la musica: il Compact Disc (CD).

In macchina avevamo decine di cassette mentre a casa si conservavano con grande cura i dischi in vinile. Il vinile era intoccabile perchè rischiava di rovinarsi. Ti facevi una copia su cassetta e l’ascoltavi ovunque, dalla macchina ai famosi walkman che si susseguivano negli anni.
Ricordo che rimasi colpito quando Mike presentò il nuovo supporto. La parola “digitale” era di difficile comprensione all’epoca (avevo poco più di 10 anni). Non avrei mai immaginato che su quello stesso supporto sarebbero poi passati anni di storia della mia vita, dalle immagini del mio matrimonio a quelle di mia figlia. Oggi il CD sta quasi scomparendo anche se personalmente lo ritengo un ottimo supporto di archiviazione. Le foto e i video da conservare, per ora, preferisco masterizzarli oltre che tenerli sul PC o su una chiavetta.

Da allora il CD ne ha fatta di strada, son trascorsi 25 anni da quando creare una copia su CD era improponibile. Oggi è alla portata di tutti, anzi, è superato. Anche il costo del CD vergine è ormai ridotto ai minimi termini, siamo intorno ai 20 centesimi (più o meno). In tutto questo mi sembra di capire che, sul supporto vergine, paghiamo ancora una tassa alla SIAE: “a fronte del beneficio che il consumatore persona fisica trae dalla facoltà di “copia privata” è previsto un compenso a favore di autori, artisti e produttori“. Secondo il Decreto Legislativo 9 aprile 2003, n. 68, che prevede appunto un compenso pari a “0,29 euro per ora di registrazione (per supporti audio digitali dedicati, quali minidisc, CD-R audio e CD-RW audio)”, dobbiamo pagare una tassa a priori su eventuali duplicazioni di opere coperte da diritto d’autore.

Differenza tra CD Audio e CD Dati

Vi siete mai chiesti perchè un CD-R Audio (la R sta per Recordable = Scrivibile) costa di più di un CD-R Dati pur trattandosi dello stesso identico supporto?
Ora avete la risposta.

Il supporto quindi, dal punto di vista fisico, è lo stesso ma vi sono alcune altre differenze che mirano a combattere la pirateria. In dettaglio quindi:

I CD-R DIGITAL AUDIO (“FOR MUSIC USE” O FOR CONSUMERS ONLY)
I CD-R Digital Audio e CD-RW (riscrivibili) Digital Audio sono identici ai normali CD-R e CD-RW. Le uniche differenze sono:

  1. CD-R Digital Audio e CD-RW Digital Audio hanno un byte di controllo inserito nell’ATIP che viene riconosciuto dal registratore di cd; CD-R e CD-RW non hanno tale byte e non possono essere incisi dal registratore, ma solo dal masterizzatore per PC. Ovviamente i masterizzatori per PC possono incidere anche questi più costosi supporti, oltre che i normali CD-R, tranne alcuni vecchi modelli che non riconoscono quel byte di controllo e non sono in grado di inciderli.
  2. CD-R Digital Audio e CD-RW Digital Audio incorporano uno schema di protezione della copia detto Serial Copy Management System (SCMS) – così come le cassette DAT -, quindi sui registratori di CD-R non è possibile duplicarli (cioè farne la copia della copia). L’idea è quella di limitare copie non autorizzate della cosiddetta proprietà intellettuale, cioè musica i cui diritti sono posseduti dai legittimi autori, esecutori ed editori.
  3. CD-R Digital Audio e CD-RW Digital Audio costano di più perché una parte del loro prezzo viene incamerato dalla associazione degli autori (ed editori) del paese in cui vengono commercializzati (SIAE in Italia, GEMA in Germania, SACEM in Francia, ASCAP e BMI negli USA ecc). I riscrivibili audio (CD-RW Digital Audio) costano di più sia dei riscrivibili non audio che dei CD-R audio non riscrivibili.
  4. I CD-R Digital Audio devono essere incisi a bassa velocità; i modelli più vecchi in commercio non possono essere incisi a velocità superiori a 4x; con gli altri ci si può spingere al massimo fino a 8x o 12x.

    [Fonte: Hardware Upgrade]

Professione blogger, il libro di Piero Sermasi

professione blogger

Mia moglie ha ragione quando dice che sono un po’ poltrone. Quando sono indeciso tra l’uscire o il restare in casa solitamente opto per la seconda. Un paio di settimane fa però, stranamente, avvenne il contrario. Uscimmo e andammo in Biblioteca centrale “Panizzi”.
Il più è sempre prendere lo slancio per uscire, una volta fatto il passo è tutto in discesa. In Biblioteca infatti faccio sempre un giretto molto volentieri tra gli scaffali dei libri di Informatica e Internet. Quella sera mi balzò all’occhio il libro Professione blogger” di Piero Sermasi (Hoepli) e, dopo aver dato uno sguardo veloce al Sommario, decisi di portarlo a casa.

Mi è piaciuto molto e faccio i miei complimenti a Piero Sermasi per il suo modo di scrivere: scorrevole e coinvolgente, a volte anche molto divertente (se penso ad alcune battute sulla Golf giurassica mi viene ancora da ridere!! 🙂 ).
Il libro alterna capitoli scritti sotto forma di manuale tecnico per neofiti a spunti di riflessione, approfondimenti e punti di vista che, ad essere onesto, non avevo mai considerato.

Molti interessante il capitolo sull’autenticità e sincerità: le fondamenta di ogni buon blogger, dall’embedded (blog aziendale) al free-blogger. Piero dice una grande verità quando afferma che le aziende ancora oggi non vedono bene i blog perchè queste qualità spaventano. Gli imprenditori sono stati abituati per anni a rappresentare il loro prodotto come “un sogno coerente con la nostra visione del mondo, una favola insomma” (Seth Godin, guru del web-marketing). Questo risulta INSINCERO, poco autentico, e va cozzare con la creatività di un bravo blogger.
Le aziende non comprendono che l’era dell’imprenditore “nascosto” dietro ad un marchio è finita. Oggi l’imprenditore deve essere in prima linea, con il suo blog!

Un bravo blogger è colui che parla sempre un po’ di sè nei suoi post. Piero sottolinea quanto sia importante, al di là degli argomenti trattati, trasmettere le proprie emozioni, il proprio pensiero o anche un breve racconto di uno squarcio di vita, mentre si scrive. In questo modo il lettore instaura un rapporto più umano e meno formale con il blogger e si appassiona più facilmente ad una lettura quotidiana e costante.

Ogni tanto un blogger deve lasciar scorrere le parole così come detta l’emotività. Ci sono impulsi irrefrenabili che meritano di esser liberati. Ricordiamoci sempre che la genuinità viene premiata. Piero tutto questo ce lo insegna con il bellissimo post “La fine di Bruno, l’orso“.

Il libro chiude con diverse riflessioni sul Web 2.0 e da queste non può che emergere il concetto di condivisione.

“L’umore, dalle parole viene sempre fuori, non c’è niente da fare, non nascondetevi dietro di esse, non costringetevi ad essere simpatici se nel momento in cui scrivete siete arrabbiati o depressi, fatelo capire sempre, non chiudete all’interno della vostra anima gli sbalzi d’umore (io ne ho un bel po’): la parola d’ordine è CONDIVIDERE!”

Ovviamente consiglio a tutti la piacevole lettura, chissà che non vi riscopriate blogger!

Guadagnare soldi con Firefox (per sviluppatori)

Mozilla Firefox 3.5 - Come guadagnare soldi

Non è il primo e non sarà l’ultimo. Ho aggiunto un nuovo link al mio bookmark “fatto in casa” sotto il tag “guadagnare in rete“. Li metto tutti lì, un pò perchè mi rassicura sapere di averli catalogati, un po’ perchè è sempre viva la speranza che un giorno riesca a dedicargli tempo e, forse, guadagnare qualcosina.

Così, in mezzo ad una cinquantina di post, oggi si aggiunge quello di Mozilla che ha lanciato un progetto pilota molto interessante per premiare i tanti “fan” sviluppatori che in questi anni hanno creato interessanti ed utili add-on (le famose estensioni che hanno contribuito alla diffusione  del browser Firefox). Per ricompensare i loro sforzi Mozilla ha lanciato in questi giorni Contributions: una sorta di Pay-pal per sviluppatori di add-on.
Si tratta di piccole cifre, micropagamenti, che ogni sviluppatore potrà ricevere sotto forma di donazione. Se consideriamo la grande visibilità di cui gode ormai il browser Firefox ci rendiamo conto che la cosa può diventare molto interessante.

Credo che questa sia un’opportunità per entrambi. Per gli sviluppatori perchè potranno guadagnare qualcosa in rete (requisito indispensabile per poter lavorare al meglio, oltre alla “solita fama”). Per Mozilla perchè in questo modo riuscirà a “fidelizzare” gli sviluppatori.

Democrazia. Idee: Twitter in Consiglio comunale.

Reggio Emilia - Sala del Tricolore

Molto interessante e pieno di spunti l’articolo di Steven Johnson (Internazionale n.801 anno 16): “Il mondo ai tempi di Twitter“.

Steven racconta di esser stato ad un convegno a New York sulla riforma del sistema scolastico intitolato “Hacking education”. Si trattava di un “un evento per pochi intimi: una quarantina di persone“. Racconta come, nel 2009, non c’è da stupirsi se la discussione sia diventata anche un dibattito in tempo reale su Twitter.
All’inizio della conferenza a tutti i partecipanti è stato comunicato di aggiungere #hackedu ad ogni Tweet e che questi sarebbero passati su un grande schermo in fondo alla sala.
Steven racconta:

All’inizio i tweet venivano dall’interno della sala ed erano scritti esclusivamente dai partecipanti, che li digitavano sui loro computer portatili o BlackBerry. Ma nel giro di mezz’ora nella twittersfera ha cominciato a circolare la voce che su #hackedu era in corso un interessante dibattito sul futuro della scuola. Sono subito comparsi i primi tweet di persone che ci stavano seguendo. Alcuni hanno aggiunto osservazioni o proposto altri argomenti di discussione. Noi che eravamo in sala abbiamo ripreso nella conversazione le idee e le domande più interessanti. Alla fine della giornata ogni parola che avevamo detto era stata registrata e messa a disposizione di tutti.

Se cercate su Twitter #hackedu troverete centinaia di nuovi commenti, la discussione continua ancora oggi.

Ecco, ora immaginate un Consiglio comunale (magari quello di Reggio Emilia!) che adotti un tale sistema: uno schermo su cui far passare tutti i Tweet dei cittadini. Immaginate qualcuno in sala che diffonde gli argomenti via Tweet e che raccoglie le domande. Immaginate quanti spunti di riflessione e idee verrebbero fuori. La voce del cittadino in prima persona potrebbe entrare direttamente in Consiglio comunale.

Chissà se mai vedremo una cosa del genere…

Elezioni europee a Reggio Emilia: vince la rete!

Ho dato uno sguardo veloce ai risultati delle Elezioni europee a Reggio Emilia e ho trovato un dato che mi ha stupito molto. Ho preso in esame due persone: Tiziano Motti e Luigi De Magistris.

Il primo, Motti, ha tapezzato la città di Reggio Emilia con cartelloni pubblicitari (a volte anche in maniera non del tutto legale), ha tempestato i giornali di pubblicità (spesso a pagine intere), ha iniziato 2/3 mesi prima della campagna elettorale e, negli ultimi giorni, era veramente ovunque!

Il secondo, De Magistris, non l’ho visto da nessuna parte, nessun cartellone, nessuna presenza sui giornali locali. Credo sia venuto a Reggio Emilia una sola volta: Sabato 9 Maggio 2009.

Non entro nel merito della questione politica ma registro un dato che mi riempie di gioia: il primo, Motti, completamente quasi assente in rete; il secondo, De Magistris, ha condotto la sua campagna elettorale principalmente in rete, sul Web.

La conclusione è stata che De Magistris ha preso 3051 voti contro i 2078 di Motti.
La rete avanza, non è più necessario investire qualche milione di euro, per vincere basta saper stare in rete.

Carlo Pedemonte e la nostra battaglia

Stamattina mi ha chiamato Carlo, ormai un amico, è distrutto.

Quando ho chiesto consiglio, in molti mi hanno detto di “stare alla larga da questa storia“. C’è “di mezzo la criminalità organizzata” e “sono cose grosse“, “questi fanno paura“. Io non ho paura di “questi”, sono un cittadino onesto e credo ancora nelle Istituzioni, nella loro onestà e nella legalità. Quindi ne parlo.

Carlo Pedemonte è un dirigente informatico della sanità, per la precisione Ospedale Sampierdarena “Villa Scassi” (Genova). L’ho conosciuto tempo fa perchè è, come me, iscritto ad un’associazione di informatici professionisti. Tempo fa mandò un’email a noi colleghi, sparsi un pò in giro per l’Italia, descrivendo una situazione anomala, anche se la parola corretta dovrebbe essere penosa.
Carlo dirige da circa 20 anni l’intera struttura informatica dell’ospedale. Ha sempre lavorato come ogni dipendente pubblico dovrebbe fare: con passione e per il bene delle Istituzioni. In questi anni ha messo in piedi software e procedure informatizzate in grado di rendere autonoma la sua struttura ospedaliera. Cosa abbia creato non ho avuto il piacere di vederlo ma mi è bastato dare uno sguardo alla Lista di attesa del Pronto Soccorso in tempo reale per capire di cosa stiamo parlando. Carlo, con il personale (pubblico!) del suo ufficio (CED/SIA) e utilizzando 65 (sessantacinque) fornitori diversi, ha realizzato tutte le procedure di informatica sanitaria delle quali tutti parlano da quarant’anni. Sono visibili a chiunque in Liguria e i codici sorgenti sono di proprietà pubblica! Tutte le procedure sono integrate fra loro e le ha messe a disposizione gratuitamente della regione e delle altre ASL e aziende ospedaliere. A fronte di ciò è sempre stato ignorato, fino al punto di dover combattere per difendere il suo operato ma soprattutto ciò che è di proprietà delle Istituzioni, di proprietà dei cittadini, cioè nostro!

Oggi Carlo è distrutto. L’ho sentito molto stanco, stanno facendo di tutto per massacrarlo psicologicamente. Vogliono impossessarsi di quanto ha costruito per noi negli ultimi 20 anni. Vogliono toglierlo di mezzo perchè le persone come lui ostacolano i loschi piani di “chi deve mangiare”. Carlo continua a combattere per noi e per il bene pubblico. In questi anni ha dato fondo ai suoi risparmi per potersi difendere legalmente, ha sempre vinto. Carlo dà fastidio perchè non molla. Ora stanno tentando di licenziarlo. Mi ha detto che sono 2 anni che non va in ferie, che non molla mai il posto di lavoro nemmeno per un giorno, ha paura che si prendano tutto. Non certo ha paura di loro.

Carlo sta combattendo una battaglia da solo. Quando si sveglierà questo paese!?
Quando combatteremo fianco a fianco con Carlo? Quando vinceremo questa battaglia?
Quando, vorrei sapere…