Venerdì, 14 Luglio 2006

Apprendo da diversi blogger che la Croazia si sta orientando verso il mondo del software libero. In realtà i blogger parlano di Open Source ma io per scelta di vita condivido il termine software libero .
Sono entusiasta e spero che un giorno anche il nostro Governo possa seguire questa tendenza. Dopo aver esposto chiaramente quali sono i problemi legati al mondo del software e degli standard dei documenti proprietari, il governo Croato dichiara che per quanto possibile le Istituzioni di governo svilupperanno e sceglieranno soluzioni di tipo Open Source rispetto a quelle “Close”, lo stesso vale per i protocolli e per i formati dei Documenti.
Infine viene sottolineato uno degli aspetti più importanti del futuro del software: nelle scuole verranno introdotti software Open Source e agli alunni verranno presentati, fin dai primi giorni di scuola, entrambe le soluzioni, Open e Close.
Software Libero, avanti così!
[Fonte: Advanced dream Blog - (Originale In Croato)]
Martedì, 06 Giugno 2006
In questi giorni è apparso in televisione il nuovo spot pubblicitario di AAMS (Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato). Lo slogan recita “Gioca sicuro”. Una manovra che vede coinvolte le televisioni (Rai, Mediaset e tv locali), i giornali (la Repubblica, Corriere della Sera, Il Sole 24 Ore, Il Giorno, Il Resto del Carlino, Qn, Il Messaggero e altri) e il web (vedi collegamenti sponsorizzati di Google). Una manovra da 4 milioni di euro!
Mi sono venuti i brividi lungo la schiena…
In questi giorni ho scoperto e visto il nuovo spot pubblicitario della SIAE (Società degli Autori e degli Editori). Guardatevelo qui (il link è a fondo pagina).
Mi sono venuti i brividi lungo la schiena…
Perchè tutti questi brividi ?
Perchè qualche giorno prima avevo letto di loro:

Ero rimasto estasiato di fronte alle loro parole…
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Martedì, 30 Maggio 2006
“Non siamo stati concepiti per vivere la giornata, ma per costruire un progetto di vita degno della libertà e dignità dell’uomo.”
(Carlo Bortolani)
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L’Associazione Carlo Bortolani Onlus nasce da un’iniziativa di amici e familiari del Prof. Carlo Bortolani. Lo scopo è quello di portare avanti alcuni progetti lasciati in sospeso da Carlo per la sua prematura scomparsa.
Tra le tante iniziative portate avanti dall’Associazione, in questo periodo, spicca quella della raccolta fondi per l’acquisto di un potente Microscopio indispensabile per lo studio delle nanoparticelle. Il progetto è nato in collaborazione con diversi personaggi dello spettacolo tra i quali Beppe Grillo che nel suo blog, con l’articolo La ricerca imbavagliata, annuncia di aver donato l’incasso di un’intera serata.
Sul sito tutti i riferimenti per effettuare donazioni a tale scopo.
Venerdì, 26 Maggio 2006

(Rickard Falkvinge)
“Rickard Falkvinge, fondatore del Partito dei Pirati. Da chi è composto il Piratpartiet?
Nel Piratparitet abbiamo molti militanti giovani, ragazzi nati negli anni 70 e 80. I leader, invece, un po’ più grandi, sono persone che conoscono a fondo, e dall’interno, il mondo delle aziende informatiche.
I militanti sono giovani cresciuti con la tecnologia e perciò in grado di sfruttare al massimo tutte le potenzialità di Internet.
Sono ragazzi che denunciano come opprimente, soffocante, la costante opera di lobbyng di tutte quelle aziende che, appartenendo “al passato”, lavorano soltanto per preservare la propria posizione dominante sul mercato.
I nostri militanti sono persone che oggi dicono basta a questa situazione e stanno provando ad organizzarsi. Noi vogliamo dargli questa possibilità.”
Fonte: Generazione Idrogeno
Queste parole sono le prime di un’intervista molto interessante rilasciata da Rickard Falkvinge a Generazione Idrogeno, poi pubblicata anche da Punto Informatico.
Bravi Pirati!! Finalmente qualcuno ci crede…
Nel semplice e chiaro programma leggiamo:
- Reform of copyright law
Riforma della legge sul Copyright, attesa dal mondo del software ormai da troppo tempo. Iniziative che spaziano dal P2P all’abolizione di ogni sistema DRM.
- An abolished patent system
Abolizione dei brevetti software, anche questa una grossa spada di Damocle che pende sulle teste del mondo IT. Un sistema che darebbe un grosso vantaggio alle multinazionali, un sistema da abolire!
- Respect for the right to privacy
Rispetto per i diritti alla Privacy. Diritti fino ad ora regolamentati male, in maniera poco incisiva e soprattutto NON rispettati da nessuno.
Punti su cui si dibatte ampiamente in tutta Europa senza però tenere minimamente in considerazione le esigenze degli utenti della rete e le richieste di chi nel settore IT ci lavora sul serio, dal punto di vista tecnico e non commerciale.

Forza pirati !!!
Giovedì, 02 Giugno 2005

Spesso si tende erroneamente a confondere/tradurre il termine Open Source in Software libero. Sono due correnti di pensiero diverse che camminano una al fianco dell’altra. I dettagli delle differenze sono soprattutto a livello filosofico.
Sul sito del GNU Project vengono trattati ampiamente i diversi aspetti filosofici del Software Libero. Le argomentazioni sul sito sono davvero tante ma una in particolare è veramente significativa. Un’ideologia che ho sempre condiviso e ammirato molto:
Il principale argomento a favore dell’espressione “software open source” è che “software libero” può far sentire a disagio. Ed è vero: parlare di libertà, di problemi etici, di responsabilità così come di convenienza è chiedere di pensare a cose che potrebbero essere ignorate. Questo può causare imbarazzo ed alcune persone possono rifiutare l’idea di farlo. Questo non vuol dire che la società starebbe meglio se smettessimo di parlare di questi argomenti. Anni fa, gli sviluppatori di software libero si accorsero di queste reazioni di disagio ed iniziarono a cercare una soluzione a questo problema. Pensarono che mettendo in secondo piano l’etica e la libertà e parlando piuttosto dei benefici pratici immediati di qualche software libero, sarebbero stati in grado di “vendere” il software più efficacemente ad una determinata utenza, in particolar modo alle aziende. Il termine “open source” viene offerto come un modo per venderne di più, un modo per essere “più accettabili alle aziende”. Il punto di vista ed i valori del movimento Open Source derivano da questa decisione.
Questo approccio al problema ha dimostrato di funzionare, alle sue condizioni. Oggi molte persone passano al software libero per ragioni puramente pratiche. Questa è una buona cosa, di per sé, ma non è tutto quello che dobbiamo fare! Non basta attirare gli utenti verso il software libero: questo è solo il primo passo.
Prima o poi questi utenti saranno invitati ad utilizzare nuovamente software proprietario per alcuni vantaggi pratici. Un enorme numero di aziende cerca di offrire questa tentazione, e perché gli utenti dovrebbero rifiutare? Solo se hanno imparato a valorizzare la libertà che viene offerta loro dal software libero di per sé. Tocca a noi diffondere quest’idea e per farlo, dobbiamo parlare di libertà. Una parte dell’approccio «teniamole tranquille» nei confronti delle aziende può essere utile per la comunità, ma dobbiamo comunque parlare molto di libertà.
Attualmente, è molto diffuso l’approccio «teniamole tranquille», ma non si parla abbastanza della libertà. La maggior parte delle persone coinvolte nel software libero parla molto poco della libertà, di solito perché cerca di essere “più accettabile per le aziende”. I distributori di software sono quelli che più seguono questa regola. Alcune distribuzioni del sistema operativo GNU/Linux aggiungono pacchetti di software proprietario al sistema libero di base e invitano gli utenti a considerarlo un vantaggio, invece che un passo indietro rispetto alla libertà.
Non riusciamo a rimanere alla pari rispetto all’afflusso di utenti di software libero, non riusciamo ad insegnare alle persone cosa siano queste libertà e cosa sia la nostra comunità man mano che vi entrano. Questo è il motivo per cui software non libero (come lo era Qt all’inizio) e le distribuzioni di sistemi operativi parzialmente non liberi, trovano un terreno così fertile. Smettere di utilizzare la parola “libero” adesso sarebbe un errore. Abbiamo bisogno che si parli di più, e non di meno, di libertà.
Che coloro che usano il termine “open source” portino più utenti alla nostra comunità è senz’altro un contributo, ma significa che dobbiamo impegnarci ancora di più per portare il problema della libertà all’attenzione di quegli utenti. Dobbiamo dire «è software libero e ti dà libertà!» sempre di più e più forte che mai.
[Fonte: GNU]