Lunedì, 02 Aprile 2007

Sabato 31 Marzo ho partecipato al RItaliaCamp, un BarCamp straordinario che è stato in grado di coinvolgere quasi 300 persone. La definizione di BarCamp by Wikipedia è una rete internazionale di non conferenze aperte i cui contenuti sono proposti dai partecipanti stessi, un nuovo mezzo con cui “aggregare” persone. Durante questo tipo di eventi ognuno può ritagliarsi un proprio spazio personale per confrontarsi con gli altri.
Innanzitutto voglio ringraziare lo staff di RItaliaCamp per l’egregio lavoro svolto, non era semplice. Un BarCamp con 300 partecipanti è estremamente complesso da organizzare e da gestire ma i risultati sono stati ottimi. Di certo non siamo qui oggi a tirare le somme in quanto non credo lo si possa fare, è presto. Il Camp ha dato l’opportunità di mettere tanta carne al fuoco e oggi, dopo tutto ciò che è stato detto, le idee non mancano, anzi, continuano a crescere nella blogosfera.
Ogni buona iniziativa nasce da un’idea. Nel RItaliaCamp infatti le idee erano al centro di ogni cosa, si poteva proporre qualsiasi “pensiero” e discuterlo confrontandosi con persone esperte in diversi settori, dal marketing territoriale ai problemi tecnici. Le aree tematiche in cui contestualizzare ogni argomento erano tre: Vision, Experience e Tech.
Dopo la prima oretta di Brainstorming è iniziata la fase in cui abbiamo assistito a diversi interventi, suddivisi per area tematica. Qui la fantasia veniva stimolata continuamente dato l’enorme mole di know-how che il Camp comprendeva, inutile stare a far nomi, molte delle migliori “teste italiane” del settore IT c’erano. Punto.
Bene, anzi, molto bene. E ora ?
Ecco, c’è stato un momento in cui nel corridoio mi sono trovato a parlare di questa cosa con Walter Vannini, in sintesi ci chiedevamo cosa avremmo “prodotto” a fine giornata. Tutte quelle teste piene di idee, decine di queste scritte sui post-it e sparse sui muri dell’Università Bicocca, tutte quelle teste pensanti cosa avrebbero prodotto ? Quale sarebbe stato il risultato finale ?
A tutto questo non avevo ancora pensato prima di Sabato ma dal Camp stesso è arrivata la risposta. Sì, in pieno stile Web2.0 le idee si sono aggregate e senza accorgersene si stava delineando una mappa concettuale, complessa e disorganizzata subito, semplice ed efficace oggi. E’ chiaro che questo è un primo passo in avanti.
Ora bisogna proseguire e sul Wiki si legge il passo successivo: quello di postare - sempre in una propria pagina nel Wiki - la propria idea di progetto partendo da quanto visto, sentito e discusso il 31 Marzo. Data ultima per terminare questa operazione è stata fissata per il 23 Aprile. Ogni proposta sarà poi votata democraticamente sempre sul Wiki in modo da identificare le idee che andranno a comporre il contenuto del documento di progetto.
Bene, ora quindi si passa ai fatti. C’è spazio per tutti per cui Buon lavoro!
Giovedì, 29 Marzo 2007
Ne sono passati di anni da quando lessi per la prima volta del progetto “Palladium” e un brivido mi salì lungo la schiena. Da allora fino ai giorni nostri quel termine e il suo obiettivo hanno cambiato nome diverse volte, NGSCB ad esempio. Oggi la Microsoft lo chiama System Integrity Team (progetto per il mantenimento dell’integrità del sistema).
Si è letto tanto anche del DRM (Digital Rights Management) o meglio Digital Restrictions Management come lo definisce il grande Stallman.
Con Digital Rights Management (DRM), il cui significato letterale è gestione dei diritti digitali, si intendono i sistemi tecnologici mediante i quali i titolari di diritti d’autore (e dei cosiddetti diritti connessi) possono esercitare ed amministrare tali diritti nell’ambiente digitale, grazie alla possibilità di rendere protetti, identificabili e tracciabili tutti gli usi in rete di materiali adeguatamente “marchiati”.
by Wikipedia
Ancora oggi leggendo questi termini mi vengono i brividi.
Sistemi, teorie e tecnologie che mirano a limitare la libertà personale degli utenti. Il più delle volte vengono presentati come strumenti in grado di tutelare i diritti delle persone ma in realtà nascondono ben altri obiettivi: il controllo delle informazioni e della libertà individuale.
Ma perchè esistono ?
Perchè la rete fa paura, fa paura a tutte le corporazioni che oggi non sono più in grado di controllare il mercato. La continua e rapida evoluzione delle tecnologie non permette misure di controllo adeguate ed ecco che ci ritroviamo a dover combattere l’ennesima battaglia per i nostri diritti, per la nostra libertà.
IPRED2 è una direttiva europea che mira a blindare i contenuti e l’hardware, a dare maggiore potere alle major dell’intrattenimento e a permettere il tracking (log e controllo delle informazioni) dei cittadini.
Oltre alla pura ideologia della limitazione della propria libertà qui siamo di fronte ad un problema molto grave anche da un punto di vista pratico. Questa normativa stroncherà ogni possibilità di sviluppo di nuovi sistemi di business, le major vogliono tenersi ben stretto il loro mercato senza concedere alternative e nuove possibilità. Si sa, la rete sta scavalcando le loro frontiere e a noi non resta che continuare a lottare!
Contro tutto questo è appena partita una mobilitazione guidata in Italia dal senatore Fiorello Cortiana, membro del Comitato consultivo sulla Governance di Internet del Ministero dell’Innovazione, promotore dell’appello agli europarlamentari.
Mentre la direttiva europea avanza inesorabile e silenziosa il 24 Aprile si avvicina, giorno in cui il parlamento europeo voterà per IPRED2.
E’ ora di agire!

Mi piace rivedere questa foto perchè è molto significativa. All’epoca si combatteva per i brevetti sul Software. Quella battaglia, anche se combattuta in canoa, la vincemmo noi. Oggi la rete è la nostra grande unica arma a disposizione, utilizziamola!
Per aderire all’appello di Cortiana
In queste ore si sta provvedendo all’allestimento di uno strumento ad hoc che consenta di raccogliere le adesioni. In via provvisoria si può utilizzare la mail della redazione di Punto Informatico, pi@deandreis.it con subject “APPELLO” e, nel corpo del messaggio, il proprio nome e cognome, con città di residenza: PI provvederà a trasferire le adesioni non appena sarà possibile ai promotori della campagna.
[via PuntoInformatico]
Mercoledì, 28 Marzo 2007
Da lunedì 26 marzo, segnala viale Mazzini, sarà possibile fruire del meglio della produzione televisiva e radiofonica Rai e di tutta l offerta web predisposta da RaiNet muovendosi in un ambiente diverso […]
[Fonte: Ansa Internet News]
E buio fu!
Sì, perchè per molti è buio totale! Il sito non è accessibile (manca addirittura il DOCTYPE!). Tanto, troppo flash e mal utilizzato per i miei gusti. Il sito della Rai, se non erro, dovrebbe essere soggetto alla Legge Stanca in quanto servizio pubblico ma non entro nel dettaglio della normativa perchè non è questa la sede.
Girando per blog in questi giorni scopro anche il nuovo sito Rai.TV. Qui addirittura dopo 3 secondi ho abbandonato velocemente senza nemmeno chiedermi quali erano le novità presentate. Nel 2007 trovare ancora scritte del tipo “Per la visione del video sono necessari: Windows Media Player 9 o sup.” è più che sufficiente per non approfondire.
E chi utilizza Linux ? Chi ha un Mac ? Si salvano in calcio d’angolo gli utenti Firefox grazie ad un plug-in di Adam Lock. Siamo indietro!
La ciliegina sulla torta però arriva quando la Rai diffida YouTube. A quest’ultimo viene chiesto di rimuovere migliaia di video di proprietà di “mamma rai”. Siamo indietro!
Ci sono differenti punti di vista in rete sulla questione e condivido pienamente l’esigenza di una migliore presa di posizione sui diritti d’autore esposta in questo commento di Tommaso Tessarolo ma tutto il resto non sta in piedi.
La Rai è ancora molto lontana da ciò che YouTube può offrire. YouTube è visibile a chiunque, è ben strutturato dal punto di vista tecnico ed è estremamente innovativo sotto tutti i punti di vista. Non è solo un mezzo attraverso il quale “trasmettere” video, questo è un ragionamento che andava bene negli anni ‘90. In pieno stile Web2.0 YouTube permette interazione tra gli utenti, pubblicazione di video e visualizzazione sotto un’unico standard accessibile a chiunque. Posso condividere (share) il video sul mio blog in 5 minuti, poi commentarlo e presentarlo in diverse salse. Posso votarlo sullo stesso YouTube e farlo salire in “classifica”, c’è il rating, ci sono i tag, le statistiche, le categorie, la community. Sì, una community composta da decine di milioni di persone che interagiscono tra loro, che si scambiano idee, che creano. Un nuovo mondo creativo in cui ognuno ha il suo spazio, ognuno può farsi spazio.
Forse è proprio quest’ultimo punto che comincia a dar fastidio a “Rai & compagnia bella” che non sono più in grado di gestire il loro business, che tentano di copiare da chi poi cercano di abbattere.
Il web oggi non permette di dominare un determinato settore, testo, audio o video che sia, ma è estremamente disposto all’integrazione (o la dobbiamo chiamare globalizzazione ?!) di idee e contenuti. Solo prendendo coscenza di ciò si riesce ad andare avanti, altrimenti si sbatte la testa contro il muro…
Il Web2.0 come lo vediamo noi:
Martedì, 27 Febbraio 2007

Come sempre la rete si organizza, in totale autogestione e con grande spirito volontario.
Lo scandalo provocato dalla presentazione del nuovo portale per il turismo italiano (italia.it) in soli 4 giorni ha già messo all’opera l’intera blogosfera. Nasce l’idea RItalia, un’iniziativa di un gruppo di volontari specializzati in diversi settori. Lo scopo, come si legge sul Wiki, è:
RItaliaCamp è un evento (BarCamp) per elaborare una Idea Progetto atta a verificare come, utilizzando risorse open già presenti sulla rete e le attuali tecnologie disponibili, si possa realizzare in meglio un portale quale italia.it senza cadere in errori di codice, usabilità e limitatezza dei contenuti. In era Web 2.0 un catalogo online sull’Italia non è attuale né utile senza l’interazione della comunità in appoggio al servizio con contenuti, commenti, valutazioni, etc. L’informazione che viene fornita è limitata e povera. RItaliaCamp in primis (RItalia sito verrà dopo, forse) è il momento proprio per discutere e parlare di cosa mettere e come metterlo per avere un prodotto al passo con i tempi sia nelle piattaforme sia nei contenuti.
Io mi sono già aggiunto, Partecipate a questa iniziativa!
Lunedì, 26 Febbraio 2007

Tra tutti i loghi internazionali il nostro è decisamente il più brutto!