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Un piccolo e modesto contributo alla diffusione del software libero

Meet the G.A.S.

Incontra dal vivo chi sostiene e pratica modelli di economia sociale e solidale

Ad accompagnare e ispirare il Social & Solidarity Economy Hackathon sui temi dell’economia sociale e solidale, uno speciale evento per conoscere modelli di consumo consapevole, network virtuosi e buone pratiche che già oggi sfruttano le potenzialità di strumenti e piattaforme digitali. Conferenze, workshop, stand gastronomici e momenti ludici animeranno il festival AftER – Futuri Digitali grazie alla partecipazione di esperti, agronomi, produttori locali e appartenenti ai Gruppi di Acquisto Solidale.

Cos’è un Gruppo d’Acquisto Solidale

I Gruppi di Acquisto Solidale (G.A.S.) sono gruppi di persone che effettuano acquisti di prodotti alimentari o di uso comune direttamente dai produttori con i quali instaurano un rapporto di fiducia. Così possono sincerarsi direttamente della qualità dei prodotti. E che nei processi produttivi siano strettamente rispettano caratteristiche di sostenibilità ambientale e sociale. I Gruppi di Acquisto Solidale sono composti da persone come te. Sono più di 1500 in tutta Italia. Oltre 20 nella provincia di Reggio Emilia.

Programma Meet the G.A.S.

Accusa di truffa per Antonietta Gatti e Stefano Montanari. Perquisite abitazione e laboratorio dalla Guardia di Finanza

Giovedì mattina 22 febbraio si è svolto un blitz della Guarda di Finanza presso l’abitazione dei Signori Antonietta Gatti e Stefano Montanari e il laboratorio Nanodiagnostics di cui i due coniugi sono soci. Perquisizione a tappeto con conseguente sequestro di personal computer.

Immediato lo sfogo su facebook di Stefano Montanari la mattina della perquisizione che titola “Ennesimo attacco alla verità!”: “Questa mattina dalle ore 8:30 la Guardia di Finanza sta perquisendo l’appartamento del dott. Stefano Montanari e della Dott.ssa Antonietta Gatti. In seguito sarà perquisito il laboratorio Nanodiagnostics, ove verranno sequestrati tutti i computer e i documenti in possesso. Pertanto, al momento i dottori Gatti e Montanari sono costretti a sospendere tutte le attività relative ai loro studi, comprese conferenze, consulenze e analisi in data da definire”.

Montanari non perde il vizio di presentarsi al mondo come vittima: qualcuno attaccherebbe per l’ennesima volta la verità. Ma quale? Quella sui vaccini? Quella sulla ricerca “loro” scientifica?

Su sito Terranova.it (link qui: http://www.terranuova.it/News/Attualita/Perquisiti-casa-e-laboratorio-degli-esperti-di-nanoparticelle) compaiono altre dichiarazioni di Montanari che gettano benzina sul fuoco: “….Naturalmente daremo mandato al nostro legale per chiedere il dissequestro di tutto il materiale. Le accuse sono assurde e le contesteremo, come peraltro già fatto in altre occasioni e sedi, provando che non abbiamo commesso alcun reato. A questo punto è lecito chiedersi quanto il nostro lavoro dia fastidio e a chi”.

Qualcuno cercherebbe quindi di imbavagliare la ricerca dei due signori? Ma chi?! E poi, se per assurdo fosse anche vero, la Guarda di Finanza e la Procura di Reggio Emilia si sarebbe prestati? (leggi su NextQuotidiano la cronistoria della vicenda: https://www.nextquotidiano.it/complotti-dietro-le-indagini-sulla-nanodiagnostics-stefano-montanari/).

“La Procura ha deciso che io dovessi essere bloccato – tuona Montanari sulle frequenze della radio amica – Avremo mangiato qualche bambino… Nessuno potrà ripagarci del danno. Non abbiamo più alcuno strumento per proseguire la nostra attività” (Fonte: Gazzetta di Modena: http://gazzettadimodena.gelocal.it/modena/cronaca/2018/02/23/news/blitz-della-finanza-dal-dottore-no-vax-accusato-di-truffa-1.16510767 ).

Mi pare un’accusa gravissima. Vivo a Reggio Emilia, città da cui è partita l’inchiesta coordinata dalla Dott.ssa Valentina Salvi, Pubblico Ministero noto a tutti per l’impegno profuso con dedizione e massima serietà, tanto che più volte le sue inchieste hanno risolto casi importanti anche in breve tempo. Nessuno dovrebbe permettersi di attaccare il suo lavoro. Alla Dott.ssa Salvi va quindi la mia totale solidarietà.

Tornando al Montanari, qualche giorno dopo, ha ridimensionato decisamente il tiro: “Aggiornamenti: Facendo seguito a quanto ho dichiarato nei momenti immediatamente successivi alla perquisizione, quando mi trovavo in un comprensibile stato di agitazione e di grande stress emotivo, e scusandomi qualora tali mie dichiarazioni siano apparse irrispettose o generatrici di fraintendimenti, preciso che i fatti per i quali io e mia moglie risultiamo attualmente sottoposti ad indagini ad opera della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Emilia non riguardano, a quanto ci consta, né il merito scientifico delle ricerche sulle nanopatologie che da moltissimi anni conduciamo con dedizione ed impegno, né tanto meno la raccolta fondi popolare che abbiamo recentemente lanciato per l’acquisto di un microscopio elettronico.Abbiamo piena fiducia nell’operato della magistratura e siamo certi che dimostreremo la nostra estraneità ai fatti ipotizzati a nostro carico. Stefano Montanari”.

Bene, da “attacco alla verità” a “piena fiducia nell’operato della magistratura”. Mi viene da pensare che qualcuno l’abbia legalmente consigliato per il meglio. Comunque sia, nessun attacco alla verità dunque, nessuna indagine dovuta ad arcani motivi per ostacolare le ricerche, nulla. Ma intanto, dopo la prima accusa di “Ennesimo attacco alla verità”, il fango del complotto è stato diffuso dal ventilatore del web che tutt’ora compare.

Ripeto, massima solidarietà alla Dott.ssa Salvi della Procura di Reggio Emilia, certo che il suo lavoro farà emergere una volta per tutte le verità.

Gatti e Montanari: dal Parlamento chieste azioni nei loro confronti sulla vicenda Microscopio

La verità su Gatti e Montanari sulla vicenda Microscopio sta per saltar fuori!

Vi ricordate il mio post del 2009 “Stefano Montanari sulla vicenda microscopio“? Ovviamente fui goffamente attaccato(e censurato sul suo blog) da Stefano Montanari che ha tutto l’interesse evidente che non emerga la verità. Ma ci sono persone nella vita che non si fermano, che vanno avanti mettendoci la faccia. Lo fanno con coraggio, infischiandosene delle minacce altrui. Persone che fanno il bene dei cittadini. Li stanno accerchiando. Un numero crescente di persone sta facendo sapere, con documentazione e atti alla mano, chi sono e cosa realmente fanno Antonietta Gatti e Stefano Montanari.

Ora finalmente sono sotto la lente d’ingrandimento del Parlamento e di 3 Ministeri (Giustizia, Ricerca e Salute). E’ stata infatti presentata un’interrogazione parlamentare da ben 8 Senatori che chiedono verifiche e risposte urgenti sull’UTILIZZO A SCOPO DI LUCRO DEL MICROSCOPIO comprato da migliaia di benefattori – e da una Onlus onesta – che credevano a quanto dicevano i signori Stefano Montanari e Antonietta Gatti dai palchi degli spettacoli del comico Beppe Grillo. Solo una volta ottenuto il microscopio Stefano Montanari ha detto pubblicamente che la storia delle nanoparticelle presenti nella famosa lista di alimenti era una bufala concordata con Grillo per fare spettacolo.

Peccato che invece in tanti ci abbiano creduto.

Dopo aver ricevuto il microscopio Antonietta Gatti e Stefano Monatanari l’hanno semplicemente utilizzato A SCOPO DI LUCRO. La Onlus non ha voluto essere complice e l’ha donato all’Università di Urbino con la clausola di permettere ai due di usarlo almeno una volta alla settimana (sempre per mantenere fede a quella raccolta fondi di Beppe Grillo alla quale tutti avevamo ingenuamente creduto).

E ora loro cosa fanno?

Continuano ad usarlo a scopo di lucro anche ora che è di proprietà dell’Università di Urbino e senza alcune convenzione/autorizzazione! Ma nel 2006, anziché far donare da ingenui benefattori dei soldi per acquistare lo strumento da usare per la loro azienda, non potevano farsi un mutuo in banca e comprarselo loro?
Comunque, ora troppa gente si è stancata e il caso finalmente è finito in Parlamento, sui tavoli della Procura della Repubblica e sul tavolo della Corte dei Conti.
Bene! Ottimo! Finalmente si saprà una volta per tutte la verità!
Poi si passerà a focalizzare l’attenzione sulla vicenda relativa ai vaccini, e qui mi sa che ne scopriremo delle altre…

Consorzio del Parmigiano Reggiano, a scuola di marketing!

 

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PornHub, piattaforma leader nel settore del porno (giornalmente trasmette in streaming circa 10 volte quello che trasmette Facebook), lancia il servizio Premium attraverso uno spot pubblicitario di circa 20 secondi. In questo spot il Parmigiano Reggiano viene definito come “il Pornhub Premium” dei formaggi con inequivocabile parallelo tra l’eccellenza del prodotto italiano e quella del nuovo servizio Premium.

Ora io non sono un esperto in materia ma non ci vuole un ninja marketing per comprendere che la pubblicità di PornHub non poteva che fare bene al Parmigiano Reggiano. Il Consorzio a tutela del Parmigiano Reggiano invece “ha dato mandato ai propri legali dì verificare quali ipotesi di reato possano sussistere a carico del sito pornografico americano che ha utilizzato il nome ed il prestigio del prodotto per pubblicizzare i propri servizi di video porno in streaming” (leggi articolo su Huffington Post). Hanno perso un’altra occasione per tacere, peccato. Questa era un’onda da cavalcare e non da respingere. Ma vi rendete conto di che impatto avrà questa pubblicità in USA?

In USA dove, già 3 anni fa, un articolo su Forbes (“Most Parmesan Cheeses In America Are Fake, Here’s Why“) sottolineava quanto il termine “Parmesan” tragga in inganno gli statunitensi proprio per il fatto che sotto quel termine ci finisce di tutto. Un articolo profondo e pieno di dettagli che addirittura porta in luce la distinzione tra “Grana Padano” e “Parmigiano Reggiano” su cui lo stesso Consorzio poteva fare di meglio in questi anni.

Il Consorzio inoltre sostiene che “quanto sia ben premeditata l’azione di sfruttamento della prestigiosa Dop italiana è reso ancor più evidente dal fatto che si cita il suo nome corretto e integrale, e non la più generica forma ‘parmesan’, che negli Usa è utilizzata per tanti formaggi“.
Incredibile!
Proprio perchè avevano bisogno di un marchio di eccellenza, qualcosa che si discostasse dal “prodotto di massa”, hanno pensato ad un prodotto unico nel suo genere, genuino e incredibilmente buono come il “Parmigiano Reggiano”. Non capisco il senso della “lamentela” per non aver usato il termine “Parmesan” quando invece mi chiedo da tempo come mai il Consorzio non sia riuscito ad imporre il marchio “Parmigiano Reggiano” nel mondo, così come i nostri vicini hanno fatto con il “Prosciutto di Parma” (marchio registrato in circa 90 paesi). Perchè “Parmesan”? Cos’è PARMESAN mi chiedo, mah!

Lui dice “Aged Parmigiano Reggiano“. Spettacolo!
Scandito bene, sound italiano. Fa leva sulla stagionatura del prodotto e sottolinea il marchio. Cosa volete di più? Invece no, questi si inca**ano.

Io avrei cavalcato l’onda fancendo uscire ciò che i reggiani ben sanno: “che il Parmigiano Reggiano è anche afrodisiaco!”. E così facevano il botto. Un esempio? Lo spot della “Pizza a Portafoglio” dopo la pubblicità di McDonald!

Infine vi segnalo anche l’ottimo articolo di Michela Dell’Amico su Wired.

E ora non scandalizzatevi, ecco a voi lo spot:

 

 

Fairphone, smartphone etico ed eco-sostenibile

Fairphone

Oggi il consumatore critico si trova di fronte a dilemmi immensi perché la tecnologia è sempre più parte integrante della nostra vita quotidiana ma il costo per il pianeta e per l’umanità è altissimo. Per fortuna stanno nascendo aziende del futuro, come Fairphone (Olanda), le quali stanno invertendo il ciclo: “Together we can change the way products are made” (“insieme possiamo cambiare il modo con cui i prodotti sono costruiti”) recita il loro slogan.

L’impatto ambientale del progresso tecnologico degli ultimi decenni è devastante. Solo in Europa si stima vi siano 1,6 miliardi di vecchi telefoni non più utilizzati e di questi solo il 7% viene riciclato in modo corretto (Fonte: European Commission Study for Ecodesign Working Plan). Il resto va ad alimentare quel fenomeno denominato High-Tech Trash ben descritto nell’articolo del National Geographic già nel lontano 2008 e nell’omonimo libro di Elizabeth Grossman. Ancora oggi, in Ghana, la situazione è estremamente grave. La foto qui sotto mostra un bambino che raccoglie componenti elettronici per bruciarli e ricavarne così rame e alluminio da “rivendere” (guarda il video “Elettronic Waste in Ghana“).

After school, kids go to Agbogbloshie to collect copper and aluminium to make a little extra money.

After school, kids go to Agbogbloshie to collect copper and aluminium to make a little extra money. (Fonte: Fairphone)

Un altro paese dell’Africa che stiamo devastando, insieme al suo popolo, è il Congo. Ancora prima della catena di produzione disumana cinese per l’assemblaggio c’è il popolo congolese che muore per estrarre dalle miniere il Coltan (columbite-tantalite). Il Coltan è nei nostri telefoni, nei PC, nei Tablet e ormai anche nella lavatrice visto che vengono equipaggiate di schede elettroniche. Si estrae anche in Nigeria, Australia e Brasile ma in Congo costa meno. I proventi del commercio semilegale di Coltan, attuato dai movimenti di guerriglia che controllano le province orientali del Congo, alimentano la guerra civile in questi territori (Fonte: Wikipedia). Stiamo parlando di un conflitto che dura da 20 anni e che ha fatto 8 milioni di morti.
Le foto di Erberto Zani mostrano perfettamente la situazione oggi.

«Nel 2008, dopo 14 anni di lontananza, ho deciso di tornare a casa, in Congo, dalla mia famiglia. É stato uno shock: trovare che non esiste più niente. Chiedo di un amico e mi dicono che è morto, le strade e le infrastrutture non esistono più. Niente era più come prima, non riuscivo a spiegarmelo. Un giorno ho anche pianto, mia madre pensava che la mia tristezza fosse dovuta a qualche problema in Italia, mentre in realtà piangevo per il mio paese». Queste sono le parole dell’attivista  John Mpaliza, l’ingegnere congolese protagonista della marcia per il Congo: da Reggio Emilia (dove vive e lavora) a Bruxelles per rompere il muro di silenzio sulla guerra e sulla devastazione del suo paese. Oggi è conosciuto come Peace Walking Man.

Tutto ciò impone una riflessione. E’ inutile puntare il dito contro quelli che corrono freneticamente a comprare sempre l’ultimo modello di smartphone presentato da Apple o Samsung. Il problema coinvolge tutti, compresi quelli che tentano di “stare alla larga” dalla tecnologia. Ognuno di noi ha un telefono. A Marzo di quest’anno, quando il mio iPhone 3GS arrivò a fine corsa, mi sono fermato. Ho cercato qualcosa di diverso, orientato al futuro, non tanto per l’aspetto tecnologico quanto sul fronte etico ed eco-sostenibile. E così ho conosciuto il meraviglioso Fairphone (grazie Silvia e Terri).

Fairphone nasce come progetto di Waag Society, Action Aid and Schrijf-Schrijf in Olanda per sensibilizzare le persone sulle guerre legate al mondo dell’elettronica, in particolar modo quella della Repubblica Democratica del Congo. Nel 2013 viene costituita l’impresa sociale indipendente con sede ad Amsterdam.

Lo smartphone Fairphone è stato realizzato mettendo in primo piano questi aspetti fondamentali: Minerario, Design, Produzione, Ciclo di vita e Imprenditoria Sociale.

Minerario – Ogni Fairphone contiene circa 40 minerali (“including tantalum, tungsten, copper, iron, nickel, aluminum, tin, silver, chromium, gold and palladium”) e per ognuno di essi l’obiettivo è stato quello di integrare solo materiali a supporto delle economie locali, non milizie armate.

Design – L’idea è quella di cambiare il rapporto tra le persone ed i loro telefoni. In primo piano mettono longevità e riparabilità del telefono, dare alle persone il totale controllo del telefono acquistato fornendo la massima trasparenza su come è stato progettato. Sul sito vendono tutti i pezzi di ricambio, cambiare la batteria (18 euro) è un’operazione semplicissima come nei vecchi Nokia. Per la cover si possono scaricare i modelli 3D da stampare.

Manufacturing – La produzione avviene in Cina ma le garanzie sul lavoro sono state messe in primo piano: condizioni di sicurezza, salari equi e rappresentanza dei lavoratori. Lavorano a stretto contatto con i produttori che vogliono investire nel benessere dei dipendenti. Anche qui in totale controtendenza rispetto a chi va in Cina a sfruttare i lavoratori.

Life Cycle – “We believe that our responsibility doesn’t end with sales” (“Crediamo che la nostra responsabilità non finisca con la vendita”). Chi compra un Fairphone viene seguito durante l’intero arco di vita del telefono: uso, riutilizzo e riciclaggio sicuro. Hanno appena avviato un meraviglioso programma di Riciclo per vecchi telefoni in Europa.

Imprenditoria Sociale – Sul sito trovate tutta la documentazione per trasparenza sui costi e lista dei fornitori di tutti i materiali utilizzati per la costruzione del telefono. Gli utenti della community (sempre più attiva e creativa) vengono coinvolti nel processo di produzione e ascoltati quando riportano le loro esperienze.

Il Fairphone viene prodotto per “stock”, vale a dire che non esiste una produzione continua, proprio per non cadere nella morsa del dover poi vendere a tutti i costi. Periodicamente viene lanciato un batch (l’ultimo a Giugno 2014 per 35.000 pezzi, il prossimo a Gennaio 2015) e la produzione inizia solo dopo aver raggiunto un certo numero. Una volta venduti tutti i pezzi costruiti ci si ferma tutti a ragionare.

Quanto costa?
Per quanto mi riguarda è proprio il caso di dire solo 310 euro.
Queste riportate sotto sono le specifiche tecniche di base, qui le Specifiche tecniche complete.

fairphone-tech-specs

Una volta acquistato ricordatevi di aderire al movimento #WeAreFairphone
E anche l’aver creato un movimento è un bel modo per valorizzare il prodotto, diverso dai soliti slogan, perché il Fairphone rivoluziona la relazione col telefono soprattutto dopo che l’hai comprato. Sei parte di un movimento e hai la possibilitá di far sentire la tua voce. E’ tantissimo già solo questo.

Spero di avervi convinto!

BTO2012 è un successo, e il nostro Appennino?

BTO sta per Buy Tourism Online ed è un convegno, anzi, ormai è IL convegno sul Turismo Online. BTO2012 si è svolto a Firenze il 29 e il 30 novembre ed è stato un successo senza precedenti. I numeri dell’edizione 2012 sono il frutto di anni di lavoro: 3.245 i partecipanti, 6.421 le presenze, 155 relatori, 87 eventi, 198 giornalisti accreditati, 120 tra storytellers e bloggers; 46 aziende al Club degli Espositori.
Il Turismo nel nostro paese (alcuni amano chiamarlo “Brand Italia“) è in forte crisi. Complice sicuramente una governance italiana che lo ha completamente trascurato (basta ricordare lo scandaloso “progetto” Italia.it e gli oltre 50 milioni di euro buttati via). Eppure stiamo parlando di una risorsa importante perchè sarà l’unica a cui potremo aggrapparci un giorno non lontano, forse.

Dopo aver letto qualche articolo sul BTO certe domande sorgono spontanee…

In giro per la città si scorge a tratti la vetta innevata del Monte Cusna, difficile non notarla in questi giorni così limpidi. C’è neve lassù e una volta si sciava pure! Oggi non riesci nemmeno più a capire quali impianti sono aperti e quali no. Devi chiamare o fartelo dire dall’amico che vive in montagna. Tempo fa si parlava di collegare tra loro i vari impianti di risalita (Civago, Febbio, Cerreto, ecc), oggi sono in stato di abbandono o addirittura finiscono all’asta pignorati da Equitalia. Oggi falliscono, e miseramente li si lascia fallire. Oggi, che si scia anche a Dubai. Di certo non avremo mai più un Giuliano Razzoli.

E il Parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano? Sì, abbiamo anche un Parco nazionale lassù. Eccellente! Peccato non lo sappia nessuno fuori Reggio.
Abbiamo un potenziale immenso nella nostra provincia, qualcuno si è chiesto come sfruttarlo invece di lasciarlo in stato di abbandono? In occasione del BTO, possiamo porci qualche domanda in più sul futuro dell’Appennino e del Parco?

 

 

Trottola di legno: o’ strummolo!

Nell’estate del 1986 ero in vacanza nella splendida Mattinata, sul Gargano. Una sera, in una delle tante bancarelle di una delle tante feste di paese, scoprimmo (io e tutta la combriccola di amici) un gioco semplice ma bellissimo. Bello al punto che ci tenne  impegnati tutta estate. Bastò lo sguardo dei nostri genitori. Si bloccarono davanti ad uno dei giochi più sfruttati della loro giovinezza. Erano tutti euforici e ricordavano con grande passione “O Strummolo” (così si chiama in napoletano).

E’ una trottola di legno, come quella che vedete qui sopra. Intorno vi si avvolge la corda, poi lo si lancia in avanti con un gesto rapido e un colpo inverso del polso leggermente rotatorio. Una maestria che richiese diversi giorni prima di vederlo girare bene: velocissimo, durava oltre 2 minuti. I genitori ci insegnarono le tecniche migliori e le varie competizioni possibili. Da lancio del sasso come centro a cui avvicinarsi, fino alla difficile battaglia in cui a turno, dopo il lancio, lo si faceva salire su una mano per poi scagliarlo come “sasso” nel tentativo di spaccare gli altri. Lo strummolo ci tenne impegnati tutta estate, ogni sera monopolizzavamo tutti i luoghi del campeggio (a partire dai bagni) dove il pavimento era di piastrelle (il luogo migliore per farlo durare più a lungo!). Un gioco così semplice… quanti ricordi splendidi.

Stamattina un post di Alberto D’Ottavi sui Makers (su Che Futuro!) mi ha riportato tutto quanto alla mente e da piccolo falegname Fai da te quale sono credo che presto me ne costruirò uno per poi regalarlo ai miei figli.
Dopo aver riprovato l’ebrezza del lancio, ovviamente! 😉

 

BackUp Gmail su Mac OSX, una nuova App!

Tutto iniziò lo scorso 27 Febbraio quando Gmail smise di funzionare per qualche ora. Fu una giornata nera per Gmail al punto che lo 0,08% degli utenti perse completamente i propri dati: messaggi, contatti, ecc. Da allora iniziai a studiare una soluzione per ottenere un backup affidabile del mio account Gmail.

Dopo varie soluzioni “arrangiate” iniziai a studiare un’App per Mac OSX: BackUp Gmail. In questi giorni l’App è giunta al termine del suo lungo percorso: è stata pubblicata sul Mac App Store.
Scarica l’App e assicurati un backup del tuo account Gmail.