Google contro la Cina

Larry Page e Sergey Brin, fondatori di Google

Alle 3 del pomeriggio di ieri (orario della California, mezzanotte in Italia) Google ha inviato in rete uno dei post più clamorosi degli ultimi tempi: “A new approach to China“. L’azienda comunica che è stata vittima di un sofisticato e mirato attacco informatico, avvenuto a metà Dicembre, proveniente dalla Cina.
Google evidenzia tre punti fondamentali (guarda il rapporto completo). Primo, l’attacco non era mirato alla sola azienda di Mountain View bensì sono state coinvolte almeno altre venti aziende di diversi settori: internet, finanza, tecnologia, media e chimica. Secondo, lo scopo primario era quello di accedere agli account Gmail di alcuni attivisti cinesi per la difesa dei diritti umani. Terzo, altri account di utenti Gmail – US, Europa e Cina – sono stati violati da terze parti attraverso sistemi di intrusione quali “phishing scams or malware” residenti sui computer degli utenti stessi.

Google non accusa direttamente il Governo cinese di tutto ciò ma lo lascia apertamente intendere. Infatti nel suo comunicato minaccia di togliere tutti i sistemi di censura previsti dalla politica di cooperazione con le autorità della Repubblica Popolare. Dopo poche ore, senza preavviso, la Cina è senza filtri. Ora i cinesi hanno accesso ad argomenti scottanti: da “Tien an men” al “Dalai Lama“.

L’azienda americana ha già precisato che conosce bene il prezzo che potrà pagare per questa sua manovra: dover abbandonare il mercato cinese (secondo uno studio di JP Morgan i ricavi di Google in Cina si collocherebbero attorno ai 600 milioni). Di contro Google considera importante il danno d’immagine subito dalle manovre di censura imposte dal regime. E’ indubbiamente un momento molto importante della storia di internet che, come ben sappiamo, è fortemente segnata dalle scelte di Google.

I commenti in rete si moltiplicano minuto dopo minuto. I punti di vista e le sensazioni sono tante, da chi pensa ad “una manovra calcolata” a chi invece vede “un’azione commerciale geniale“.
Io invece sono un sognatore. Mi piace pensare semplicemente a due ragazzi idealisti e di sani principi che, dall’alto della loro posizione, hanno deciso di dire basta a ciò che tutti dovremmo combattere con energia: la censura in rete. Mi piace sognare che Larry Page e Sergey Brin, i fondatori di Google, abbiano talmente tanti soldi che, anche se oggi stanno perdendo la battaglia in borsa (Google ha perso qualche punto percentuale), domani vinceranno la guerra per la libertà della rete Internet.

2 pensieri su “Google contro la Cina

  1. Pingback: A new approach to China

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