Stefano Montanari, sulla vicenda microscopio, è in malafede!
Fu quell’articolo così angosciante che mi mise la pulce nell’orecchio. Quel far leva sulla morte di un bambino proprio non mi andò giù. Dopo qualche approfondimento con l’Avv. Marina Bortolani, presidente dell’Associazione Carlo Bortolani Onlus (per cui ho realizzato il sito), arrivai a capire che era a rischio la buona fede del Dott. Stefano Montanari sulla vicenda del microscopio donato all’Università di Urbino.
Se penso a quella Domenica di Giugno di 3 anni fa quando partecipai entusiasta al concerto-manifestazione per la raccolta fondi, proprio per il microscopio in questione, mi sale la tristezza. All’epoca sembrava tutto alla luce del sole: Beppe Grillo dal palco presentò Stefano Montanari, insieme alla moglie Antonietta Gatti, come coloro a cui era stata tolta la possibilità di studiare ed analizzare le nanoparticelle. I soldi dei biglietti vennero donati per riacquistare un microscopio e permettere ai due Dottori di continuare la ricerca contro il cancro provocato da nanoparticelle. Biagio Antonacci, Gino Paoli e lo stesso Beppe, insieme a tanti altri, ci fecero trascorrere una bella giornata tra musica e risate. Si respirava un’aria fresca di primavera. Fu una giornata limpida, un cielo splendido.
Oggi le cose stanno diversamente e sale il puzzo di una vicenda in cui la stessa raccolta fondi è partita sulla base di quello che potremmo definire “un equivoco” o più crudamente “una manipolazione” del dottor Montanari ai danni di Beppe Grillo.
Sarebbero tante le cose da dire ma nulla meglio del capolavoro di giornalismo di inchiesta di Valeria Rossi può descrivere i fatti, quelli che poi, alla fine di ogni vicenda, contano più di tutto. Vi lascio alle parole di Valeria sulla vicenda “Stefano Montanari e il microscopio elettronico“.
Prima di chiudere però sento il dover ribadire e argomentare un concetto: la rete è molto potente.
Non bastano i tentativi “disperati” di qualcuno di eliminare link e commenti, inibire il login per bloccare la possibilità di commentare, “minacciare” la chiusura del proprio blog per poi riaprirlo. Tutto ciò non basta. La verità in rete viene a galla rapidamente, senza dover attendere l’esito di eventuali processi, la validità delle prove portate da un magistrato o le parole di un testimone. A volte basta una brava giornalista capace di usare gli strumenti che la rete mette a disposizione di chiunque.
Brava Valeria!


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