Software libero: passiamo ai fatti!

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Stamattina, in pieno stile web 2.0 (in strada al freddo
), ho incontrato Daniel Donato di Adunanza Digitale.
Fausto Napolitano ieri sera mi ha inviato un’email (ne approfitto per ringraziarlo ancora) dicendomi che Daniel oggi sarebbe passato da Reggio Emilia e così non ho perso l’occasione e l’ho subito chiamato.
Gli argomenti erano tanti. Io e Daniel, chiacchierando, ci siamo persi il buffet offerto dall’Università per il XXVI Convegno UMI–CIIM. Hanno divorato tutto! Che iene i matematici…
Ero in sintonia con Adunanza Digitale ancora prima di conoscere Daniel e oggi non posso che confermarlo. Le idee portate avanti da Adunanza rispecchiano il mio pensiero da tempo. Al di là dei mezzi e dei sistemi utilizzati per creare le Adunanze, sui quali Daniel mi ha confermato la piena libertà, ciò che condivido maggiormente è la necessità, al giorno d’oggi, di condividere tutto ciò che noi “informatici del software libero” conosciamo. La condivisione della conoscenza è alla base del software libero. Su questo non ci sono dubbi. E’ arrivata l’ora però di condividere le nostre conoscenze anche con le realtà aziendali.
Le aziende sono pronte a chiedere.
Noi siamo pronti a dare risposte?
In questi ultimi 3 anni, vivendo a stretto contatto con le aziende e le relative problematiche, ho compreso le loro difficoltà nel valutare soluzioni con software libero. Il problema principale, per quanto mi riguarda, sta nell’interlocutore. Nel mercato italiano molte aziende, liberi professionisti o qualsiasi realtà orientata al business, nel valutare soluzioni free, incontra un’ostacolo. La prima domanda che pongono è: “A chi mi rivolgo?”.
Hai voglia a spiegargli quello che noi “informatici del software libero” conosciamo bene: il network, i forum che ti rispondono in 5 secondi, i LUG sempre a disposizione, i gruppi di discussione, le mailing list, ecc. Continuano a chiedere: “Sì ok, ma a chi mi rivolgo?”.
A questa domanda dovremmo arrivare a rispondere semplicemente: “A noi!“.
Un’azienda è abituata a ragionare con altre aziende non con community di software libero.
Rispondendo in questo modo potrebbe sorgere un dubbio: noi, come lo “piazziamo” il software libero? Chi offre cosa?
E’ un problema pratico, la teoria esiste già. La soluzione infatti è più semplice di quanto possiate immaginare. E’ ora di metabolizzare ciò che Stallman sostiene da tempo: distribuire software libero dietro compenso. E’ ora di creare un network di professionisti, specializzati e pronti a qualsiasi tipo di richiesta.
Gli spunti nati oggi parlando con Daniel sono tanti altri e da domani si comincia a metterli in pratica. Adunanza è un modo per sensibilizzare anche le aziende. Come e a chi rivolgersi è il passo successivo ma per adesso una cosa è certa: bisogna creare movimento digitale. Condividere il software libero e diffondere la sua ideologia è alla base di tutto ma ora, in Italia, abbiamo bisogno di passare ai fatti.

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