Google Italia indagata: ci stiamo fermando?

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Ancora una volta, dopo il “fallimento/Berlusconi“, stiamo apparendo come i soliti incompetenti a livello internazionale (John Battelle e Reuters). Siamo completamente impreparati in materia di internet e il modo di reagire, dalla classe politica, ai giornalisti, fino ai magistrati, ne è la conferma. Sto parlando della vicenda che vede Google Italia indagata per diffamazione aggravata.
La questione a monte è sicuramente molto complessa ma vediamo di fare luce su alcuni aspetti insindacabili:

0)
Il problema è il maltrattamento del ragazzo down. I colpevoli vanno puniti a norma di legge.
Sono completamente in sintonia con l’intervento di Marco Montemagno (Sky TG24) e le parole di Layla Pavone: “anziche’ analizzare il problema nella sua evidenza dal punto di vista sociologico e psicologico – ovvero perche’ quattro adolescenti decidono di picchiare un loro compagno piu’ debole e indifeso riprendendo la scena con cellulare e poi renderla pubblica? – ci si sta focalizzando su un altro versante che e’ di tutt’altra natura.”
Aggiungo: perchè quel video era tra i più visti ?

1)
La rete deve essere regolamentata, questo è fuori di dubbio.
Come è fuori di dubbio che non spetta a noi italiani dettarne le regole. La questione deve essere discussa a livello internazionale e si deve tener ben presente un fattore estremamente importante: la rete internet è un nuovo mezzo. In parole povere: il tentativo di applicare ad internet la regolamentazione di un mezzo di informazione del secolo scorso, quale è la carta stampata, si rivelerebbe un disastro. I nuovi accaduti inediti di questi giorni devono essere regolamentati da persone ben coscienti della realtà tecnologica che ci circonda e delle nuove problematiche ad essa collegate che di volta in volta emergono. Le parole del Ministro dell’Educazione Giuseppe Fioroni a riguardo sono a dir poco fuori luogo, oltre che sconcertanti.

2)
In Italia dobbiamo aggiornarci, cambiare passo.
L’intero sistema italiano reagisce agli eventi della rete con procedure obsolete che non portano a nulla, anzi, sprechiamo energie inutilmente. La notizia della perquisizione di Google Italia da parte della Guardia di Finanza è tutto dire. Dispieghiamo forze senza avere la benchè minima idea di come funzionino le tecnologie. Ignoriamo che un video dal momento in cui entra in rete può essere diffuso in pochi istanti attraverso tanti mezzi, non solo il web. Esistono diversi sistemi P2P, ognuno con il proprio network. Esistono ben oltre 100 siti come Google Video, YouTube, ecc. per la pubblicazione di video/filmati. Ignoriamo che ogni giorno su YouTube vengono visti 1 milione di video e migliaia sono i nuovi pubblicati quotidianamente. In questo contesto c’è chi parla di controlli. E’ impossibile, scordatevelo.
Le notizie sui media partono già dalla fonte con errori grossolani che denotano poca, se non nulla, competenza in materia. L’Ansa infatti, e parlo dell’Ansa, diffonde notizie sostenendo concetti errati. In occasione della denuncia a Google Italia scrive: “I video, pubblicati da Google, mostravano un ragazzo….”, Google NON pubblica video! Scrive: “….in qualita’ di rappresentati di Google Italia e che avrebbero infranto la norma sul controllo dei contenuti pubblicati, a quale norma/controllo si riferisce?!? Se esperti del settore giuridico (Carlo Felice Dalla Pasqua e Daniele Minotti) se lo stanno ancora chiedendo non vedo come l’ANSA possa diffondere certezze.
Ditemi voi se non è ora di aggiornarsi, di cambiare passo…

3)
Bisogna utilizzare Google invece di denunciarlo.
Google non è solo un motore di ricerca. E’ un’azienda orientata al business, una delle più importanti del mondo. Un’azienda che appoggia il suo business sulla rete internet e che da tempo influisce pesantemente sugli sviluppi della rete stessa. Google, fino a quando non esisterà un regolamento internazionale della rete, per questi tipi di “reati” non potrà essere indagata.
In “alternativa”, nel frattempo, si potrebbe pensare in maniera diversa: sensibilizzare gli utenti a denunciare, attraverso i nuovi e potenti mezzi messi a lodo disposizione, qualsiasi atto illegale. A tale proposito è molto interessante l’articolo “Telefonino vera arma anti-bulli” di Giovanna Zincone su LaStampa.it. Il telefonino e i video su Google devono diventare lo strumento per poter denunciare chi commette tali violenze: “Ai ragazzi occorre insegnare non solo a difendersi, ma anche a difendere le vittime e a disprezzare i sopraffattori.”
Paradossalmente infatti il mondo sarebbe rimasto all’oscuro di ciò che sta emergendo in questi giorni se Google non fosse esistito. C’è chi potrebbe quindi pensare di ringraziare il motore di Mountain View per aver permesso di scoprire un nuovo caso di violenza.

Le mie paure legate a questa vicenda sono tante. Non oso immaginare cosa accadrebbe se Google decidesse di “alzare i tacchi”, non voglio nemmeno pensarci, mi sembra fantascienza…

7 pensieri su “Google Italia indagata: ci stiamo fermando?

  1. lcf

    Quoto in toto tutto ciò che hai detto, in particolare questo: Paradossalmente infatti il mondo sarebbe rimasto all’oscuro di ciò che sta emergendo in questi giorni se Google non fosse esistito.

    Ma qui in Italia, le teste sono troppo vuote per capirlo…

  2. neolinux

    Ben detto, in italia andiamo in dietro, non in avanti. E se google alza i tacchi, l’italia diventera’ (lo e’ gia’) lo zimbello d’europa. Oltre al fatto che investiamo meno del 0,01% in ricerca “e” tecnologia (si avete capito bene, entrambi, non una si e l’altra no). Siamo la nazione piu’ sgangherata dell’europa, VERGOGNA! Dobbiamo prendere esempio dalla Germania, Inghilterra, Francia, Lussemburgo, Svizzera, Svezia e Norvegia (in cui lo stipendio minimo e’ il piu’ alto d’europa, sapete spiegarmi perche’?).
    Siamo ancora troppo indietro, e rischiamo di essere tagliati fuori. Aprite gli occhi, e pensate meno a dire cazzate (mi rivolgo ai parlamentari, e politici). Invece di drogarsi e dire cagate in TV (esempio: Sgarbi), pensate ai veri problemi del paese. Con questo chiudo altirmenti non finiro’ mai di condannare i politici. Saluti

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